Massacrò di botte la ex, confermati nove anni

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Condannato in appello 43enne algherese. Due mesi prima minacciò di morte anche la propria madre
SASSARI. Nove anni di carcere per aver tentato di uccidere la ex compagna. Così ha deciso la corte d’appello di Sassari che alcuni giorni fa ha confermato la sentenza di condanna emessa lo scorso anno dall’allora gup Giancosimo Mura nei confronti di Pasqualino Bichiri, 43enne di Alghero. L’avvocato della difesa Claudio Mastandrea aveva chiesto la derubricazione del reato da tentato omicidio a lesioni gravi, mentre gli avvocati di parte civile Elisabetta Sotgia (per la ex compagna vittima “principale”) e Paola Dessì (per la mamma dell’imputato vittima di minacce) avevano sollecitato rispettivamente un risarcimento di 200mila e di 5mila euro di danni. La corte d’appello ha condannato Bichiri al pagamento di 130mila euro.Il 43enne era stato arrestato a ottobre del 2018 con l’accusa di aver massacrato di botte l’allora fidanzata di 53 anni. Calci e pugni in tutto il corpo, senza contare gli insulti e le minacce. Il pubblico ministero Maria Paola Asara a conclusione della requisitoria in abbreviato era partita da una pena base di 13 anni. Davanti al gup, il perito incaricato aveva esposto le sue conclusioni al termine degli accertamenti psichiatrici dai quali era emerso che l’imputato era capace di intendere e volere quando colpì con violenza la sua ex facendola finire in ospedale. L’aveva riempita di botte tanto che la povera donna aveva riportato traumi e fratture multiple ed era stata ricoverata in ospedale con una prognosi iniziale di trenta giorni di cure.A ottobre del 2018, intorno alle 21.30, erano arrivate chiamate allarmanti alla centrale operativa del 113, diverse persone avevano segnalato che in un casa del centro storico stava accadendo qualcosa di molto grave. E bisognava fare presto. Proprio in quella zona erano in atto una serie di servizi per la prevenzione dei reati e le pattuglie della polizia si erano quindi spostate rapidamente nel punto segnalato. La tempestività dell’intervento aveva sicuramente evitato conseguenze ben più gravi. L’uomo, infatti, era stato bloccato mentre stava colpendo con pugni e calci la compagna, parte degli arredi della casa era già stata distrutta. Pasqualino Bichiri era stato bloccato a fatica dagli agenti delle volanti perché si era scagliato con violenza anche contro di loro. Nel frattempo sul posto erano arrivati gli operatori del 118 che avevano prestato le prime cure alla donna che poi era stata fatta salire a bordo di una ambulanza e trasportata al “Santissima Annunziata”. Nel processo si era costituita parte civile anche la mamma del 42enne costretta a subire le continue minacce del figlio. «Ad agosto, minacciandola di morte – così era scritto nella richiesta di rinvio a giudizio – le aveva detto che l’avrebbe ammazzata in quanto a lui di entrare in galera non interessava niente perché c’era già entrato». (na.co.)

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