Sassari, cibo nei cestini dei rifiuti: chiude la mensa dei poveri

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Pasta e carne ancora sigillati gettati nella spazzatura. «Un’offesa inaccettabile». Dolorosa scelta del direttivo: «Se dovesse ripetersi continueremo a non aprire» di Nadia Cossu

22 Giugno 2021

SASSARI. Da sette anni, ogni domenica all’alba, Franco Carta esce di casa a Tissi, si mette in macchina e raggiunge Sassari. Sveste i panni dell’odontotecnico e indossa grembiule e cappello da chef per preparare una media di 130, 150 pasti per altrettante persone bisognose.Lo fa con passione, mosso da uno spirito di solidarietà che gli fa dimenticare sacrifici e rinunce. «Per questo quando domenica scorsa qualcuno mi ha detto di aver visto i piatti ancora sigillati buttati nei cestini della spazzatura mi sono sentito male. Non mi vergogno a dire che ho pianto».Questo è successo una settimana fa a Sassari, in via Canopolo, dove i volontari del centro vincenziano di accoglienza sociale e mensa cucinano e consegnano centinaia di porzioni di cibo da destinare a chi è in difficoltà. Ma ieri mattina, su decisione della presidente e del direttivo, in segno di “protesta” per un gesto tanto offensivo, la mensa di via Canopolo non ha aperto. Così come non ha aperto quella di San Vincenzo gestita da suor Andreana dove, a quanto pare, in altre occasioni è accaduta la stessa cosa: pasti trovati nei cassonetti subito dopo la consegna.«Domenica alle 5.30 mi sono svegliato – racconta Franco Carta – sono arrivato a Sassari e ho cucinato le patate lesse, la pasta al sugo che piace sempre molto, il salsiccione con cipolle e patate e l’hamburger con il formaggio fuso per i musulmani». Un impegno che il cuoco volontario garantisce tutte le domeniche e nei giorni “santificati” insieme alla presidente Patrizia Boe e a un’altra collaboratrice volontaria. «A fine mattinata – continua – stavamo per andare via dalla mensa quando un signore ci ha chiamato e ci ha detto che nel cesto rifiuti all’angolo tra via Canopolo e il Corso era stato gettato via il nostro cibo. Non volevamo crederci e siamo subito andati a verificare. Purtroppo era davvero così: c’erano il salsiccione con le patate, la confezione della pasta al sugo ancora sigillata. L’avevano buttata senza nemmeno assaggiarla. Mi sono chiesto perché? E mi è venuto da piangere». Un senso di avvilimento, misto ad amarezza e delusione. Quando l’accaduto è arrivato alle orecchie della presidente del centro, la decisione – sofferta ma necessaria – è stata quella di chiudere la mensa. Pur nella consapevolezza che una scelta simile avrebbe finito per penalizzare anche chi realmente ha necessità di quel cibo e non lo disprezza. Ma il segnale andava lanciato e così ieri mattina sia in via Canopolo che a San Vincenzo non si sono serviti pasti. Cosa che, a quanto pare, ha creato qualche malumore.«Siamo arrivati a preparare anche 180 piatti al giorno – racconta ancora il cuoco – durante la pandemia abbiamo chiuso per qualche settimana poi, quando da altre parti ancora non avevano ripreso l’attività, noi abbiamo riaperto e ricominciato a lavorare. Con un servizio di consegna del cibo già cucinato». Perché le restrizioni imposte dall’emergenza covid avevano escluso la possibilità di mangiare tutti insieme all’interno del medesimo spazio come invece accadeva in precedenza.«Non avremmo mai voluto arrivare a tanto – spiegano al centro – ma ci siamo sentiti offesi da questo gesto. Perciò abbiamo chiuso ieri e chiuderemo ogni volta che il cibo verrà buttato perché significa che il nostro lavoro è inutile». Parole che la direzione ha scritto su un foglio affisso sul portone della mensa e che hanno letto tutti coloro che ieri mattina sono andati in via Canopolo per prendere i pasti e hanno invece trovato la porta sbarrata.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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