Toninelli: «Diffamato da Di Pietro» ma la Procura chiede l’archiviazione

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SASSARI. «Toninelli è un uomo incapace di intendere e di volere. Per gestire un ministero ci vogliono uomini competenti. Per avere responsabilità, dice un fondamento del diritto, bisogna avere…
SASSARI. «Toninelli è un uomo incapace di intendere e di volere. Per gestire un ministero ci vogliono uomini competenti. Per avere responsabilità, dice un fondamento del diritto, bisogna avere capacità intellettive. Ma Toninelli non ce la fa. Ripeto. Incapace di intendere e di volere». È questa una delle dichiarazioni incriminate rilasciate dall’ex magistrato Antonio Di Pietro all’interno di un’intervista pubblicata sul Giornale il 25 maggio del 2019 a firma di Carmelo Caruso. Frase diffamatoria per l’ex ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti che aveva deciso di querelare Di Pietro, Caruso e il direttore del Giornale. Titolare dell’inchiesta la Procura di Sassari (il pm Paolo Piras) competente territorialmente perché la prima stampa del quotidiano con il pezzo “sotto accusa” era uscita dalle rotative del centro stampa di Predda Niedda.«Attacchi rivolti alla persona – aveva scritto nella querela l’avvocato Ivano Iai che tutela gli interessi di Danilo Toninelli – dichiarazioni diffamatorie e espressioni verbali disseminate qua e là al solo scopo di screditare il senatore e farlo apparire, agli occhi dei lettori, inadeguato e inappropriato rispetto all’ufficio pubblico ricoperto». Ma il sostituto procuratore Piras al termine delle indagini preliminari ha chiesto l’archiviazione sostenendo che quelle espressioni «si inquadrano in un più ampio contesto e vanno lette non come riferite alle qualità personali di Toninelli nel significato degli articoli 88 e 89 del codice penale (che fanno riferimento al vizio totale e parziale di mente ndc) ma alla sua attività di politico».Alla richiesta di archiviazione si è opposto l’avvocato Iai. Ieri mattina davanti al giudice Giuseppe Grotteria il pm Ermanno Cattaneo ha insistito per archiviare le accuse. L’avvocato Giorgio Spanedda, difensore di Di Pietro, ha sostenuto che il ministro Toninelli avrebbe operato senza avere le competenze per l’ufficio ricoperto e ha ricordato i casi del ponte di Genova e della Tav. L’avvocato Iai ha invece chiesto al giudice di ordinare l’imputazione o di disporre un supplemento di indagine con l’audizione del capo di gabinetto dell’epoca. Ha poi sottolineato che «la critica politica può anche essere particolarmente pungente ma non può considerarsi scriminata quando trascende nell’offesa verso la persona, la sua identità, le sue caratteristiche fisiche e psichiche». Un’attenzione particolare il legale l’ha dedicata al linguaggio usato da Di Pietro, «discriminatorio del genere femminile» secondo Iai. «Nel ritenere il senatore Toninelli inadeguato al ruolo di governo a suo tempo rivestito, Di Pietro ha infatti affermato che il ministero andrebbe affidato a “uomini” competenti, trascurando così di usare il termine “persone” o altro onnicomprensivo e più rispettoso dell’eguaglianza di genere». Il giudice si è riservato. (na.co.)

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