Spirato 6 ore dopo il parto a Sassari, i genitori: «Diteci come è morto Francesco»

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Andrea e Rita attendono da due anni di conoscere la verità Luca Fiori

30 Aprile 2021

SASSARI. Un mese esatto dopo essere venuto al mondo Francesco sarebbe diventato per acclamazione uno dei gremianti più giovani della storia degli Ortolani. Suo padre Andrea, per la prima volta obriere di candeliere, aveva cullato e accarezzato quel sogno per nove mesi, con l’ansia e l’emozione di chi sta per diventare padre. Il 14 agosto del 2019, l’ultima Discesa dei Candelieri festeggiata dalla città prima dello stop dovuto al covid, Andrea Casu e Rita Nughes si sono presentati comunque alla festa più sentita dai sassaresi ma senza la carrozzina e con il cuore ancora sanguinante. «Proprio in quei giorni – raccontano i due genitori – abbiamo deciso di andare avanti anche se distrutti dal dolore, affidandoci alla fede».Sei ore dopo essere venuto al mondo nel reparto di Neonatologia delle cliniche di San Pietro, il 14 luglio di due anni fa il cuore del piccolo Francesco si era infatti fermato improvvisamente, gettando nello sconforto i due neo genitori. Costretti, con un mese d’anticipo rispetto a quello che avevano sognato per la loro prima Faradda da papà e mamma, ad accompagnare il loro primo figlio nella chiesa di Santa Maria di Betlem non avvolto in una carrozzina ma dentro una bara bianca.A distanza di quasi due anni Andrea e Rita chiedono di conoscere le cause della morte del loro bambino. «Confermiamo totale fiducia nel magistrato che sta conducendo le indagini – spiegano – ma siamo affamati di verità». Dopo la morte del piccolo Francesco e la denuncia presentata ai carabinieri dalla famiglia la Procura aveva aperto un’inchiesta e disposto l’autopsia, ma le cause della morte del piccolo sono rimaste ancora misteriose. La giovane mamma era arrivata al termine della gravidanza, portata avanti senza problemi, e all’una del mattino del 14 luglio si era presentata con il marito nel reparto di Ostetricia. Il primo e il secondo monitoraggio, effettuati a un’ora di distanza, non avevano evidenziato anomalie. Poi l’ingresso in sala travaglio e alle 8 del mattino la donna aveva dato alla luce il bambino con un parto naturale, al quale aveva assistito anche il papà. Il piccolo Francesco non stava benissimo e i medici avevano deciso di tenerlo in incubatrice. Niente però faceva pensare che poche ore dopo il suo cuoricino di sarebbe fermato. Purtroppo alle 14 la notizia che aveva fatto gelare il sangue ai Rita e Andrea, che 14 mesi dopo hanno avuto la gioia di diventare genitori per la seconda volta. Solo un anno dopo la tragedia, a luglio del 2020, Rita Nughes era stata convocata dall’Ats per eseguire i prelievi ematici, ma all’epoca aveva preferito rinviare il prelievo per via della gravidanza, temendo che entrare nei reparti ospedalieri in piena emergenza Covid fosse rischioso per una donna incinta. Una volta partorito, la donna si era messa in contattato con l’Ats per avere un nuovo appuntamento, ma la dottoressa delegata si trovava in malattia. Solo a gennaio di quest’anno i due genitori sono stati riconvocati per i prelievi ematici finalizzati agli accertamenti di tipo genetico, ma ancora sono in attesa di conoscere i risultati. «L’arrivo del nuovo bambino ci ha ridato la gioia di vivere – concludono – ma non sapere come sia morto il nostro primo figlio è una domanda che ci accompagna ogni giorno e alla quale vorremmo dare una risposta. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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