Todini: «Ho solo esaudito un desiderio di mio padre»

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Saluto romano al funerale del docente universitario, in aula il figlio imputato Insieme ad altre ventuno persone è accusato di apologia del fascismodi Nadia Cossu

24 Aprile 2021

SASSARI. «Ho solo voluto commemorare mio padre esaudendo un desiderio che aveva espresso prima di morire, ossia quello di essere ricordato con la “chiamata del presente”». Così ieri pomeriggio Luigi Todini, figlio del defunto Giampiero Todini (docente di Storia del diritto italiano all’Università di Sassari), ha spiegato al giudice Sergio De Luca perché il 2 settembre del 2018 nel sagrato della chiesa di San Giuseppe a Sassari la bara di suo padre fu accolta con il saluto fascista, con i “camerati” che alzando il braccio destro rispondevano “Presente” al richiamo “Camerata Giampiero Todini”. Insieme al figlio del professore altre ventuno persone sono finite a processo, chiamate a rispondere di quel gesto «in schieramento e con ordini militari» considerato dal procuratore della Repubblica di Sassari Gianni Caria e dal sostituto Paolo Piras «manifestazione usuale al disciolto partito fascista». E quindi un reato. «Nulla di organizzato – ha ribadito ieri Luigi Todini, difeso dagli avvocati Antonio Mereu e Pier Luigi Olivieri, nelle sue dichiarazioni spontanee – e soprattutto nessun atto apologetico del fascismo. Mio padre è stato docente universitario per cinquant’anni e le sue idee politiche erano note a tutti». Idee che erano sempre state manifestate nel massimo rispetto. «Nè prima di questo episodio, né dopo – ha rimarcato un altro imputato, Manlio Mesina, difeso dall’avvocato Agostinangelo Marras – ci sono state altre manifestazioni simili. Io ho voluto solo commemorare il professore e, saputo del suo desiderio, contribuire a esaudirlo». I partecipanti, tra l’altro, erano di età diverse, alcuni nemmeno si conoscevano tra loro e questo secondo la difesa dimostrerebbe ancor più la buona fede e l’assenza di una organizzazione “preventiva” del saluto fascista. A tutti è contestato il reato previsto dall’articolo 5 della Legge Scelba che punisce “chiunque con parole, gesti o in qualunque altro modo compie pubblicamente manifestazioni usuali al disciolto partito fascista”. Sono anche accusati di aver «coperto la bara con la bandiera della Repubblica di Salò e filmato la manifestazione diffondendola successivamente sul web». In questo modo, secondo la Procura, avrebbero «compiuto pubblicamente in zona e ora di traffico e passaggio di persone e mezzi, manifestazioni idonee a provocare adesioni e consensi e a concorrere alla diffusione sull’intero territorio nazionale e all’estero di concezioni favorevoli alla ricostituzione di organizzazioni fasciste». Il video del saluto fascista aveva suscitato un grande clamore mediatico anche a livello nazionale. Era stato rilanciato su Facebook dalla consigliera comunale del centrosinistra di Sassari, Lalla Careddu, sentita ieri in aula come testimone del pm Piras. Da allora erano partite denunce ed esposti del mondo politico. Il processo è stato rinviato a giugno per la discussione.

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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