Due vincoli per tutelare l’ex fabbrica

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Il primo nel 1986, il secondo nel 2002 che ne ha riconosciuto il valore storico
SASSARI. Sulle ex concerie Costa sono stati posti due vincoli dalla Soprintendenza. Il primo risale al 1986, quando gli uffici ministeriali decretarono che le concerie Costa rientravano nell’aria di rispetto di Santa Maria, già tutelata. Si ventilava, allora, di costruire una sopraelevata per decongestionare il traffico di accesso alla città. La Soprintendenza, inorridita dal progetto, intervenne per mettere al riparo il vecchio opificio.Il secondo vincolo è del 2002. E questa volta riconosce alle ex concerie un valore storico e artistico autonomo. La fabbrica fondata dal commerciante francese di pellame Scipion Vielà nel 1859 divenne così un monumento a tutti gli effetti. La documentata relazione alla base della dichiarazione di interesse (così ora viene definito quello comunemente chiamato vincolo) fu stesa da Alma Casula, storica dell’Arte della Soprintendenza, ed ex direttrice della Pinacoteca di piazza Santa Caterina. Pagine ricche di informazioni attraverso le quali si scopre quale gioiello di archeologia industriale stia andando in rovina e cosa rappresentò l’attività conciaria per le produzioni cittadine nell’Ottocento, «quando cominciarono a sorgere fabbriche moderne su aere vocate all’agricoltura e su cui Sassari fino ad allora aveva prevalentemente prosperato», scrisse Casula. Scipion Vielà scelse i terreni di Campulongu per impiantare la sua fabbrica, un luogo ricco di orti e graziato dalla presenza di acqua abbondante, testimoniata dalla fontana chiamata appunto delle Conce. Lo stabilimento fu rilevato nel 1882 dai fratelli Francesco e Antonio Costa, commercianti liguri, che lo ingrandirono utilizzando modernissime tecniche di costruzione industriale, di cui rimangono le testimonianze.

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