A caccia di fauna selvatica con cellulari e fototrappole

0
4

Al via il progetto europeo “Mammalnet” cooordinato dall’Università di Sassari Gli escursionisti al fianco dei ricercatori per monitorare gli spostamenti
SASSARI. Alla ricerca di animali selvatici armati smartphone, notes e macchina fotografica con il progetto internazionale “MammalNet”, coordinato in Italia dalle Università di Sassari e Torino. Un progetto che si propone di coinvolgere naturalisti, ambientalisti, escursionisti e tutti i cittadini per promuovere la cosiddetta citizen science, in italiano “scienza dei cittadini”. Un sistema creato per ampliare il più possibile il lavoro di mappatura e catalogazione dei mammiferi e dei loro movimenti, che le istituzioni preposte da sole non sono in grado di svolgere.Il progetto è stato presentato ieri in teleconferenza ed è promosso dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa: European Foood Safety Authority), vede coinvolti diversi partner europei specializzati nella gestione della fauna selvatica e, come detto, è coordinato in Italia dalle Università di Sassari e Torino. Si tratta della seconda fase, dopo una prima che ha visto coinvolte Spagna, Germania, Polonia e Croazia. L’Italia dovrà sovrintendere al lavoro in una zona che comprende, oltre al nostro paese, anche i Balcani e la Turchia. “MammalNet” si propone di allargare il bacino delle persone che possono acquisire dati importanti per prevenire i mutamenti nelle comunità di animali selvatici: mutamenti che possono lanciare segnali di allarme sia per una possibile scomparsa delle specie, sia per l’eventuale presenza di agenti patogeni. Fattore, quest’ultimo, che in tempo di pandemia non deve essere trascurato e anzi monitorato con grande attenzione. Non bisogna dimenticare che gli animali rispondono ai cambiamenti ambientali modificando comportamento e movimenti: raccogliere queste informazioni aiuta così i ricercatori nella loro valutazione dei rischi associati alla trasmissione di malattie e agenti patogeni.“MammalNet” mette a disposizione tre strumenti, di diverso livello e rivolti a utilizzatori con diverse competenze. Il primo, più semplice, è l’app per smartphone “iMammalia”, mirata a documentare la presenza di mammiferi; le foto scattate dai cittadini vengono verificati da esperti, che decidono se inserirle in una banca dati pubblica dopo averle contrassegnate da una categoria di affidabilità. Il secondo è l’applicazione web “Mammalweb”, dedicata agli utenti che utilizzano le fototrappole e vogliono contribuire con le loro immagini o collaborare nella classificazione di immagini ottenute da altre persone sempre tramite fototrappole. Il terzo strumento è stato denominato “Agouti” ed è un’app destinata a ricercatori e professionisti, che permette la creazione di gruppi di utenti con differenti ruoli che gestiscono i dati provenienti da monitoraggi tramite fototrappole; il tutto anche per creare nuovi progetti di ricerca. (r.cr.)

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

#Sassari #lanuovasardegna #cronaca #vivisassari

RISPONDI

Inserisci il commento
Inserisci il tuo nome