Documenti falsi per ottenere prestiti: 2 a processo per truffa

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SASSARI. Documenti di identità falsificati per ottenere finanziamenti e per fare acquisti di vario genere. È stato il luogotenente dei carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Sassari,…
SASSARI. Documenti di identità falsificati per ottenere finanziamenti e per fare acquisti di vario genere. È stato il luogotenente dei carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Sassari, Stefano Vancheri, a ricostruire ieri mattina davanti al collegio presieduto da Mauro Pusceddu (a latere Giulia Tronci e Sergio De Luca) le fasi delle indagini che nel 2017 avevano consentito di far luce su una truffa che avrebbe fruttato più di 50mila euro. Tra i reati contestati a vario titolo agli imputati (dei cinque iniziali solo due sono andati a dibattimento, mentre la posizione degli altri tre è stata definita con riti alternativi) ci sono anche sostituzione di persona, falso e possesso e produzione di documenti di identificazione contraffatti, con l’obiettivo di ottenere prestiti finanziari e fare acquisti. L’inchiesta aveva permesso di ricostruire decine di episodi andati a buon fine e altri sfumati all’ultimo secondo. Tra i beni acquistati con l’inganno ci sarebbero stati elettrodomestici, telefonini e addirittura due automobili. Ad affrontare il processo con il rito ordinario sono Dario Capitta, di Tissi, e Massimiliano Mariano, sassarese. Il primo (difeso dall’avvocato Sergio Porcu) era un dipendente di un negozio di telefonia e sarebbe finito nell’inchiesta perché secondo la Procura avrebbe avuto un ruolo nell’impresa Poligrafix di Predda Niedda dove sarebbero stati materialmente contraffatti i documenti. Mentre il secondo (assistito dal legale Sergio Milia) avrebbe beneficiato dei documenti falsi prodotti dalla Poligrafix per aprire conti correnti e fare acquisti all’interno di negozi di elettrodomestici. Era stata la segnalazione di un direttore di banca, insospettito dalla documentazione presentata da alcuni individui per ottenere un prestito, a far scattare le indagini a luglio del 2016. Poco dopo nella sede dell’azienda di Predda Niedda erano saltate fuori le prove che le persone coinvolte nella truffa erano dei falsari professionisti in grado di riprodurre qualsiasi tipo di documento con una precisione vicina al cento per cento, come ha ricordato ieri in aula il luogotenente Vancheri. Nel corso delle indagini i carabinieri erano andati a ritroso scoprendo che le truffe, tra quelle tentate e quelle andate a buon fine, erano diverse e andavano avanti da tempo. (na.co.)

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