Incursione dei vandali sfregiato il ponte romano

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La scoperta è stata fatta dai tecnici della Soprintendenza impegnati nel cantiere Il presidente del consiglio Satta: «Chi compie questi gesti non ama la sua città» di Gavino Masia

14 Aprile 2021

PORTO TORRES. Scritte e simboli osceni sono apparsi in questi giorni nell’area di cantiere dove è in atto la delicata opera di restauro del ponte romano. Dei veri e propri atti vandalici sulla più grande opera pubblica ancora in uso, costruita nel primo ventennio del I secolo dopo Cristo, scoperti dagli operatori della ditta che sta eseguendo gli interventi alla ripresa dei lavori. La Soprintendenza archeologica lamenta comunque continue incursioni vandaliche vicino ad uno dei monumenti simbolo della città, che rischiano di creare gravi problemi agli interventi previsti dal progetto. Oltre ai danni causati dalle strutture fisse del cantiere, infatti, i vandali si sono accaniti anche sui restauri appena effettuati, incidendo con simboli e scritte sulla malta fresca. L’ente ha nel frattempo allertato le forze dell’ordine per intensificare i controlli in tutta la zona dove sorge il ponte Romano, allo scopo di prevenire ulteriori danni alla struttura ed evitare così il ripetersi di atti vandalici. «I danni al patrimonio archeologico sono tra l’altro sanzionabili come reato penale – ricorda il presidente del consiglio comunale, ed ex responsabile tecnico della Soprintendenza, Franco Satta –, in quanto il monumento è tutelato dal Decreto legislativo numero 42 del 2004. Mi auguro che i giovani che vanno a compiere questi atti vandalici capiscano i rischi che corrono, ed evitino per il futuro di andare a distruggere il patrimonio cittadino. Chi compie questi gesti non ama la sua città». Il monumento – realizzato nel periodo storico che segna il passaggio dall’età repubblicana a quella imperiale – nel passato rappresentava una delle strade più antiche e importanti per il traffico commerciale: consentiva l’attraversamento del rio Mannu per il collegamento al porto della città di Turris Libisonis. Nei mesi scorsi tutta la pavimentazione originaria del ponte Romano è stata riportata alla luce, compreso lo scavo della carreggiata superiore che ha restituito il basolato romano integro e originario. É stata rimossa anche la passerella in acciaio e legno, quella riservata al transito pedonale, ed è stata smontata in tutti i suoi pezzi. Per il restauro e la riqualificazione del Ponte, lungo 135 metri e con sette arcate, la somma finanziata è di 3 milioni e 350mila euro. E la responsabile del procedimento è l’architetta Patrizia Luciana Tomassetti. Gli ultimi interventi sul monumento hanno messo in luce la roccia naturale, dove sono evidenti i solchi lasciati dai carri di età Romana che l’hanno transitato nel corso dei secoli. La Soprintendenza sta inoltre procedendo alle stirature tra i blocchi, per evitare quelle infiltrazioni dannose che potrebbero compromettere la stabilità del monumento. Nei prossimi giorni sono previsti dei sopralluoghi da parte di funzionari del ministero della Cultura, per decidere e attivare le successive fasi dei lavori.

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