Sassari, colpi di pompa e minacce tra la “nonnina” e i vicini

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In tribunale la lite tra due famiglie di Chiaramonti per un presunto furto d’acqua. Il giudice ha deciso per l’assoluzione ma la saga proseguirà con altri processi Luca Fiori

11 Aprile 2021

SASSARI. Tra querele e contro querele, processi pendenti in tribunale a Sassari e procedimenti trattati dal giudice di pace di Nulvi (prima che qualche anno fa chiudesse) gli avvocati delle due famiglie contrapposte sono arrivati a mettere in fila uno sull’altro una cinquantina di fascicoli, tutti nati da altrettante denunce per liti condominiali. L’antipatia reciproca tra due nuclei familiari di Chiaramonti, residenti entrambi in una palazzina popolare in via Falcone e Borsellino, ha prodotto negli ultimi anni più carte bollate di un processo per mafia. L’ultimo episodio risale al caldo agosto del 2017, quando i componenti di una delle due famiglie si erano recati dai carabinieri del paese per raccontare di aver scoperto che i vicini di casa avevano collegato dei tubi di gomma a un rubinetto condominiale per rubare l’acqua della palazzina. In quell’occasione – aveva raccontato in caserma una cinquantenne di Chiaramonti – l’arzilla nonnina di 82 anni, appartenente alla famiglia rivale, avrebbe raccolto la pompa da terra e poi colpito la vicina di casa a una gamba. All’accusa di lesioni si era aggiunta quella di minacce, perché il figlio della nonnina, intervenuto in soccorso della madre, avrebbe minacciato di morte i componenti dell’altra famiglia. Ieri mattina, nonostante la richiesta di condanna a sei mesi di reclusione ciascuno, avanzata dal pubblico ministero Andrea Giganti, il giudice Mauro Pusceddu ha assolo madre e figlio, difesi entrambi dall’avvocato Marco Manca.La saga però è tutt’altro che conclusa. Tra qualche giorno il figlio della nonnina e tre componenti della famiglia opposta si ritroveranno per l’ennesima volta in tribunale, questa volta per difendersi tutti dall’accusa di rissa. Anche in quell’occasione gli animi si erano surriscaldati per piccole beghe condominiali e dalla parole si era passati ai fatti. Tutti erano poi corsi in caserma, certificati medici alla mano, per presentare la denuncia. Il fascicolo, come negli altri casi dalla Procura della Repubblica era arrivato in aula, dando vita all’ennesimo processo infinito. Di quelli che ogni giorno rallentano senza motivo la macchina già di per sé lenta della giustizia.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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