Mascherine: dalla necessità allo stile

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È passato poco più di un anno da quando le mascherine hanno fatto irruzione nel nostro quotidiano. All’inizio considerate esclusivamente – anche per carenza sistemica –accessori ospedalieri riservati a medici e infermieri, ben presto il loro utilizzo è stato sdoganato, in seguito fortemente consigliato e infine, in concomitanza con l’avvio della produzione in larga scala, imposto. Le aziende più lungimiranti hanno compreso ben presto che l’obbligo di indossare la mascherina avrebbe rappresentato un’occasione di ampliamento del proprio business e, in alcuni casi, di riconversione delle linee produttive, specie per ciò che riguarda le ditte messe a dura prova dalla crisi economica correlata a quella sanitaria. Ad oggi, l’obbligo di portare la mascherina vige in tutti i luoghi chiusi accessibili al pubblico e in tutti i contesti in cui non sia possibile rispettare il distanziamento interpersonale di almeno un metro previsto dalla legge. Ad essere esclusi da tale imposizione sono i bambini di età inferiore ai sei anni e le persone affette da forme di disabilità tali da rendere incompatibile l’uso del dispositivo di protezione individuale. Qualche mese fa, dopo il lockdown primaverile, si sono riversate nelle strade orde di gente esausta e stremata dall’isolamento forzoso. Si respirava la voglia di ritornare alla normalità, seppur trasformata. I supermercati, i corridoi dei centri commerciali e i viali cittadini sembravano invasi da personale sanitario. L’accostamento infermiere/mascherina chirurgica stemperava la gioia di poter finalmente tornare ad uscire di casa e riprendere i tanto agognati rapporti sociali. Il primo pensiero che molti hanno avuto riguardo alle mascherine – chirurgiche o di comunità – fu di “farle sparire”, ovvero renderle invisibili. Paradossalmente, chi ha provato a realizzare tali dispositivi di protezione non ha avuto molta fortuna.Le motivazioni dell’insuccesso vanno ricercate – tra le altre – in ragioni di non apprezzamento estetico e di scarsa percezione della sicurezza del dispositivo. Era già accaduto nella storia, precisamente durante l’influenza Spagnola del 1918, che la mascherina venisse adottata e accettata come accessorio quotidiano. Da dispositivo obbligatorio ad elemento di fashion style è un attimo: specie in Italia, regno della moda. Ed è così che marchi come Fendi, Gucci e Louis Vuitton hanno creato veri e propri accessori griffati.Ma, come si dice: quando non si riesce ad uscire dal tunnel è meglio arredarlo, renderlo il più accogliente possibile. In questo caso non si parla di tunnel ma di pandemia globale, ma il principio è lo stesso. Se si è stanchi di omologarsi indossando oggetti neutri e senz’anima, anche se d’alta moda, l’alternativa è creare da sé il proprio brand. Come? Sono diversi i siti che offrono soluzioni strettamente personalizzabili, un po’ come avveniva anni fa con le T-shirt e i calendari. Oggi, anche le aziende, attente alla sicurezza dei propri dipendenti e con un occhio rivolto al marketing, consce dell’importanza dell’immagine, optano sempre più spesso per far realizzare le proprie mascherine personalizzate con il  logo –  trasformandole in autentici gadget – attraverso servizi on demand.Odiata o amata, la mascherina è entrata nella realtà di questi tempi: tanto vale accoglierla con benevolenza, sfruttandone l’utilità e adeguandola al proprio stile.

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