Scuole di danza in crisi «Aiutateci a riaprire»

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Da un anno stanno vivendo con il fiato sospeso, ogni Dpcm è una mazzata Perantoni (Assodanza): «I ristori non bastano, molti di noi hanno già chiuso»di Paoletta Farina

04 Aprile 2021

SASSARI. Da un anno stanno vivendo con il fiato sospeso, travolte dall’emergenza Covid. Il 2021 sembrava l’anno buono per ripartire. Ma di mese in mese le scuole di danza private vedono sfumare la riapertura dei corsi. E ormai non sanno più cosa fare. La voglia di mollare tutto è forte perché non vedono prospettive. Ogni Dpcm è una mazzata. Quando poter riprendere in mano scarpette e tutine sembra vicino, ecco che arriva la mazzata. Un anno senza incassare, dopo gli investimenti fatti per garantire le lezioni in sicurezza, non è più sopportabile. E neanche i ristori del governo sono stati sufficienti. Perché migliaia di scuole di danza sono rimaste fuori dalle misure di sostegno.Il dramma che stanno vivendo lo riassume Giuseppina Perantoni, della scuola Abc di Porto Torres e coordinatrice per la Sardegna di Assodanza, associazione nata con l’emergenza sanitaria per far sentire la voce di un mondo che aggrega in Italia milioni di persone, ma è frammentato come configurazione giuridica, diviso com’è tra associazioni culturali e sportive e partite Iva. «Molte scuole di danza hanno già chiuso perché non hanno retto davanti alla prolungata chiusura – dice amareggiata –. Ora lo sforzo deve essere di salvare quelle che sono riuscite a barcamenarsi e aspettano il via definitivo per ripartire».«Purtroppo – prosegue Giuseppina Perantoni – non ci ha aiutato il cambio di governo. Avevamo instaurato un dialogo con il precedente ministro dello Sport Spadafora, ora il nostro interlocutore è un sottosegretario. Quindi solo fino a dicembre abbiamo ricevuto i sostegni, ma da gennaio a oggi siamo in attesa di averli. Il governo ha stanziato dei fondi con uno degli ultimi decreti a favore degli insegnanti di danza e per le associazioni culturali che dovrebbero andare in pagamento in questi giorni. Ma è stata dura, e intanto resteranno gli esclusi. E le cartelle dell’Agenzia delle Entrate da pagare a quanti è stato contestato il diritto ad avere i sostegni. Anche la Regione ha intanto stanziato un fondo specifico di un milione e mezzo di cui sono destinatarie anche le nostre scuole, accogliendo le richieste di Assodanza. Però quello che manca è la certezza della fine della chiusura, che abbiamo sempre ritenuto ingiusta».«Molte scuole hanno scelto l’iscrizione all’agonismo sportivo che consente di fare allenamenti in vista di gare e concorsi – aggiunge Perantoni – mentre altre non l’hanno ritenuto opportuno. E per non spezzare il legame con i nostri allievi e allievi stiamo facendo attività all’aperto, seguendo tutte le misure precauzionali. Però le nostre sedi ci mancano e mancano sopratttutto ai nostri iscritti».Punta ormai sugli spettacoli per la stagione estiva, l’associazione sassarese Arabesque diretta da Maria Grazia Deliperi. «Vogliamo essere ottimisti, nonostante tutto, e ci stiamo dando da fare su una serie di progetti – annuncia Deliperi –. Anche noi abbiamo avviato di recente alcune attività all’aperto, ma in questo lungo anno quello che ci è mancato è stato quel forte rapporto con gli allievi, l’insegnamento di un’arte che è anche disciplina, rigore. Le nostre scuole sarebbero state in grado di lavorare, come è avvenuto per altre categorie professionali, ci rammarica non averlo potuto fare».

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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