“Fragili” senza vaccino «Le famiglie sono in crisi»

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Thiesi Le associazioni di volontariato in campo per aiutare i diversamente abili «Per molti di loro la pandemia ha creato gravi scompensi e isolamento assoluto»di Daniela Deriu

03 Aprile 2021

THIESI. Dall’inizio della pandemia per tutti la parola chiave è sempre stata, e pare che continui ad essere anche per i più fragili “attesa”. Secondo quanto stabilito dal Governo, infatti, le persone disabili potranno ricevere i vaccini anti Covid solo dopo gli Over 80. Nessun problema se non fosse che, allo stato attuale, non esiste una data certa sulla conclusione del ciclo vaccinale in atto. La situazione del Meilogu è lo specchio di ciò che avviene nell’intera isola. La Sardegna, a tutt’oggi, si trova alle prese con alcuni ritardi e polemiche sulle inefficienze dei servizi di vaccinazione. Ad una campagna vaccinale che procede a passo lento, da lunedì si è aggiunto un’ulteriore dramma nel dramma: l’isola è tornata arancione, con tutte le conseguenze del caso. Ma a fare i conti con la realtà, questa volta, sono i parenti dei soggetti più fragili: genitori, fratelli e figli di soggetti disabili, giunti con il fiato corto al limite della sopportazione.Da un anno a questa parte ciascuno di loro ha dovuto adeguarsi, con sacrificio, a tutti i divieti imposti dall’allerta sanitaria. Sin da subito nelle piccole realtà si è creata una fitta rete di solidarietà per far fronte alle esigenze: «Abbiamo creato gruppi su WhatsApp per alleggerire lo stato di isolamento,- spiega il presidente dell’Associazione, a cui appartengono numerosi ragazzi del Meilogu, “Aquile in Sicurezza”, Antonio Canu – non potevamo lasciare che i nostri ragazzi venissero travolti dalla pandemia senza poter tentare qualsiasi strada. Soprattutto non potevamo generare squilibri nella loro routine fatta anche di momenti di socializzazione come le attività sportive e ricreative, ormai un lontano ricordo». Con molta trepidazione nel Meilogu si è ripresa l’attività sociale, ridotta ad percentuale minima rispetto a quelle di cui i ragazzi hanno bisogno, a piccoli gruppi grazie al servizio degli operatori. La pandemia, che ha generato situazioni di stressanti per le persone in condizioni di normalità, è divenuta fonte di esasperazione e incertezze sia per loro che per le famiglie. «Nessuno può sapere cosa significhi riuscire a far mantenere la mascherina ad alcuni ragazzi, spiega Canu. In alcuni casi è impossibile tenere sul viso la mascherina, genera scompenso e frustrazione. L’alternativa per evitare i contagi è tenerli a casa in isolamento, oppure rischiare». Col tempo l’impegno e le forze per le famiglie vanno indebolendosi: «Dopo un anno abbiamo bisogno di certezze per noi e per loro. Non possiamo dimenticare quelli allettati e con problematiche neurologiche e psichiche e completamente dipendenti da un solo familiare che non possono ricevere, almeno fino al vaccino, neanche le visite dei familiari più stretti per paura del contagio e soprattutto per paura di un eventuale ricovero nella più totale solitudine affettiva».

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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