Sassari, niente chirurghi e interventi in Pediatria

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Il racconto di una mamma costretta a rivolgersi all’ospedale Brotzu di Cagliari per riuscire a curare il bimbo di 20 mesidi Luigi Soriga

28 Febbraio 2021

SASSARI. La Chirurgia pediatrica a Sassari è un fiore all’occhiello, ma rischia di appassire. Manca il primario e soprattutto manca il personale sufficiente a far funzionare il reparto. A pagarne le conseguenze sono in prima battuta i piccoli pazienti, costretti a un esodo verso Cagliari per riuscire a entrare in una sala operatoria. Salvatorica Pala ha un bimbo di 20 mesi in attesa di intervento. Purtroppo ha dovuto prendere confidenza con i camici e gli ospedali sin da quando è nato. «A maggio del 2020 ho provato a rivolgermi al Cup di Sassari – racconta – ma eravamo in piena emergenza covid, tutta l’attività assistenziale ordinaria era sospesa, e non è stato possibile fissare un appuntamento». Perciò la mamma decide di ripiegare sul Brotzu, e il piccolo viene inserito in lista per giugno. Dopodiché a luglio la pressione della pandemia si allenta, e anche le attività ripartono nelle strutture dell’Aou. Il cup può riaprire le finalmente le agende. «Chiamavo ogni settimana, e appena c’è stato uno spiraglio sono riuscita a infilarmi». Perciò visita fissata per 1 settembre. Nel reparto di Chirurgia pediatrica, tra l’altro, aveva preso servizio il nuovo primario. Incarico ora terminato, senza la nomina di alcun sostituto. «Inseriscono mio figlio nella lista e mi assicurano che sarei stata contattata massimo nell’arco di due mesi con la data dell’intervento». Nel frattempo però le cose si complicano, e un’operazione programmata si trasforma in una situazione più urgente. «Alla patologia del bimbo si è aggiunta una piccola ernia da rimuovere tramite operazione chirurgica». Salvatorica Pala accompagna urgentemente il piccolo alle Cliniche, il pediatra lo visita, viene consultato il chirurgo, ma il referto è una doccia fredda. «Il medico ha scritto nel foglio che l’intervento non è eseguibile al momento in Chirurgia pediatrica, e ci ha invitato a rivolgerci ad un’altra struttura». Quindi tutto da rifare, si riparte dal via. La mamma decide di richiamare il Brotzu: «Per fortuna ancora una volta l’ospedale Cagliaritano ha preso in carico mio figlio in tempi rapidi. Però resta tanta delusione e un grande disagio. Mi chiedo come sia possibile sottoporre un bambino, dopo un’operazione in anestesia totale, al calvario di un viaggio in auto di 3 ore. E anche per la famiglia, una simile trasferta, comporta costi, pernottamenti e tanto disagio. Quel che mi stupisce è che Chirurgia pediatrica è un reparto rinomato, che ha sempre lavorato benissimo, con medici competenti e molto cordiali. Possibile che una simile risorsa per la nostra città non abbia il personale sufficiente per poter svolgere un intervento di routine? È ammissibile aver in casa un fiore all’occhiello, e invece dover percorrere 300 chilometri per sottoporsi a un banale intervento chirurgico? A me sembra uno spreco imperdonabile, e una mancanza di rispetto verso i pazienti».

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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