«Mio figlio senza cure, piegato dai dolori»

0
19

La soluzione è il Gaslini: in Sardegna niente specialisti per la patologia e templi biblici per la risonanza
SASSARI. L’odissea di Luca (nome di fantasia ndr), 13 anni, inizia lo scorso dicembre. «Si sente male a scuola – racconta la mamma – dolore al torace, mi chiamano. Ha difficoltà a respirarele fitte al petto sono talmente forti da farlo contorcere. Disperata lo porto da una pediatra». Il medico visita accuratamente il bimbo, per fortuna la saturazione è nella norma e non si tratta di Covid. Ma non c’è il tempo di tirare un sospiro di sollievo, perché la diagnosi arriva come una mazzata: Luca è affetto da una patologia rara. La cassa toracica si sviluppa verso l’ interno anziché verso l esterno, andando a comprimere gli altri gli organi. Significa dolori insopportabili, soprattutto quando prova a mangiare. «L’unica “nota positiva” è che non sono dolori costanti. Ma siamo nel momento dello sviluppo e occorre intervenire chirurgicamente il prima possibile». E qui inizia il secondo calvario: «Non solo l’ospedale non fornisce le cure necessarie, ma lascia alla madre il compito di”trovarsi un chirurgo pediatrico”e “un posto dove farsi operare”perché in ospedale, a Sassari, in questo momento si cura solo il covid». Non basta: «La Chirurgia pediatrica a Sassari è praticamente ferma e in Sardegna non ci sono specialisti che trattano la patologia del ragazzo». Non resta che rivolgersi a una struttura oltremare, e la famiglia decide per il Gaslini di Genova. «La visita conferma la diagnosi fatta dalla pediatra e la necessità dell’intervento: dovrà essere applicata una placca nel torace del ragazzo per contrastare la compressione anomala. La placca verrà poi rimossa al termine dello sviluppo». Come da prassi, prima di fissare la data dell’intervento, è necessario svolgere una serie di accertamenti. «Ed ecco il secondo dramma. La risonanza magnetica all’ospedale di Sassari e dintorni non si fa e vuoi un macchinario rotto, o altri problemi, l’impegnativa urgente di Luca diventa carta straccia…a meno che…non si decida di pagare la prestazione in libera professione». E prosegue: «A onor di cronaca, per fare la risonanza senza ricorrere alla libera professione, mio figlio dovrà andare nuovamente al “Gaslini”: e stavolta non per ricevere una prestazione “da super specialista”. Mi chiedo se queste siano le risposte della sanità sassarese a un ragazzo costretto a scegliere di soffrire quando non riesce più a resistere alla fame. Forse è tutto lecito, ma voi cosa rispondereste a vostro figlio di 13 anni che per scendere dal letto vi chiede un antidolorifico?». (lu.so.)

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

#Sassari #lanuovasardegna #cronaca #vivisassari

promo lavazza sassari

RISPONDI

Inserisci il commento
Inserisci il tuo nome