Boccia: «Ex Turritania, abbattere per ricostruire»

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SASSARI. «Il progetto di rilancio della zona di porta Sant’Antonio, con l’abbattimento dell’ex Turritania e la riqualificazione dell’intera area? Ambizioso, a tratti visionario, ma assolutamente…
SASSARI. «Il progetto di rilancio della zona di porta Sant’Antonio, con l’abbattimento dell’ex Turritania e la riqualificazione dell’intera area? Ambizioso, a tratti visionario, ma assolutamente nella giusta direzione. Quella di pensare in grande per far tornare grande la parte bassa del centro, e in generale tutta la città». Parole di Giuseppe Boccia, presidente provinciale di Confesercenti, che si unisce a chi sta provando a ridisegnare il futuro dell’ex Turritania. Prima di tutto i Riformatori di Michele Saba, che hanno rilanciato una raccolta firme per abbattere ciò che rimane dell’ex albergo costruito tra il 1942 e il 1944 in piazza Sant’Antonio in parte su progetto del celebre architetto Vico Mossa. Poi il Pd, che alla petizione ha deciso di partecipare, rimettendo sul tavolo il progetto generale di riqualificazione di Porta Sant’Antonio presentato nel 2018 dal gruppo dell’ingegnere Vincenzo Culotta, che i Dem avevano già fatto proprio e raccontato alla città, nel corso di un incontro pubblico nella sala convegni della Nuova Sardegna.L’idea è quella di un radicale ripensamento della zona della piazza che diventerebbe a prevalente vocazione pedonale. Al di sotto della quale (letteralmente) passerebbe l’intera viabilità dell’attuale incrocio delle vie Saffi, corso Vittorio Emanuele e corso Vico, che scorrendo sotto i binari della ferrovia si immetterebbe su viale Porto Torres. Ospitando, a un livello ancora inferiore, un posteggio da 350 posti. «A convincermi – spiega Boccia – è proprio l’ampio respiro del progetto. Che pensa al centro, ma anche a tutta la città. A creare un nuovo accesso, importante. Un progetto ambizioso, come l’urbanistica dovrebbe sempre essere, che rimette al centro del dibattito il futuro della città. Come Confesercenti appoggeremo la raccolta firme, e in generale la discussione sul futuro di un’area, che da zona dimenticata può diventare il fiore all’occhiello della città». (g.bua)

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