Ponte Romano, riecco il basolato

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Prosegue la riqualificazione del monumento, riportata alla luce la pavimentazione originariadi Gavino Masia

11 Febbraio 2021

PORTO TORRES. Tutta la pavimentazione originaria del Ponte Romano è stata riportata alla luce dagli operatori dell’impresa Castelli Piera che sta lavorando a ritmo serrato su una delle opere pubbliche antiche meglio conservate d’Italia.Anche lo scavo della carreggiata superiore del Ponte ha restituito tutto il basolato romano integro e originario, così da permettere nell’immediato futuro una fruizione decisamente migliore del monumento. La struttura rappresentava nel passato una delle strade più antiche e importanti per il traffico commerciale della città turritana e consentiva anche l’attraversamento del rio Mannu per il collegamento al porto della città di Turris Libisonis. Nei giorni scorsi è stata rimossa la passerella in acciaio e legno che permetteva il passaggio a visitatori e turisti. La pedana è stata completamente smontata in tutti i suoi pezzi, e a breve verrà restituita al Comune. Ieri mattina c’è stato un sopralluogo da parte dei tecnici della Soprintendenza di Sassari incaricati alla direzione lavori – ossia la responsabile del servizio dell’archeologia subacquea Gabriella Gasperetti e l’architetta Gabriela Frulio – e dei responsabili della ditta che sta eseguendo i lavori. Una delle tante ispezioni per monitorare lo stato dell’arte del progetto di consolidamento e restauro del Ponte Romano, che sta comunque procedendo nel migliore dei modi così come si auspicava la responsabile del procedimento, l’architetta Patrizia Luciana Tomassetti. Una decisa accelerata degli interventi per restituire finalmente il monumento alla città, quindi, considerando che il percorso è cominciato nel lontano 2003 e si è concluso solo dopo i finanziamenti erogati nel 2020 dal comitato scientifico del ministero per i Beni e le attività culturali. Una somma di 3 milioni e 350mila euro per riqualificare i 135 metri del Ponte e le sue sette arcate, che risultano differenti perché crescenti in altezza da est verso ovest per compensare la diversità di quota fra le due sponde. Il monumento è stato costruito su pile di blocchi squadrati di calcare regolari e ben connessi: il piano di calpestio è infatti costituito da manufatti di trachite molto dura estratti da una cava. I prossimi lavori previsti all’interno del progetto riguarderanno l’eliminazione delle piante infestanti e l’intervento sui parapetti. E nel frattempo si darà corso alla rimozione del tubo in eternit di Abbanoa che era stato posizionato anni fa in prossimità del Ponte. Si tratta di una condotta idrica del diametro di 220 metri che alimenta le case presenti ad ovest del fiume, che deve essere assolutamente eliminato anche per questioni di sicurezza.Nella stessa zona potrebbe partire entro l’anno il progetto definitivo del primo lotto del Pit fluviale – finanziato circa venti anni fa dalla Regione con una somma di 5 milioni e 229mila euro – per la difesa idraulica dalle inondazioni del rio Mannu.

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