Aborto colposo, il pm: «La ginecologa va assolta»

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Una mamma aveva perso la bambina per il distacco della placenta, il medico l’aveva visitata ore primadi Nadia Cossu

10 Febbraio 2021

SASSARI. Per la Procura di Sassari, che nel 2013 aveva aperto un’inchiesta, la morte del feto di una giovane paziente di Sassari era stata determinata dalla negligenza, imprudenza e imperizia di una ginecologa che secondo il pubblico ministero Paolo Piras avrebbe «diagnosticato erroneamente coliche renali, non diagnosticato un distacco di placenta» e non avrebbe «provveduto tempestivamente a un taglio cesareo per l’estrazione del feto, dimettendo invece la paziente». Con questa condotta – che per l’indagata si è poi tradotta in un’accusa di aborto colposo – la dottoressa avrebbe «cagionato la morte del feto della paziente per distacco placentare».Il medico era stato rinviato a giudizio e aveva scelto di affrontare il processo con rito ordinario per dimostrare di non aver colpa per quella tragedia che aveva colpito la giovane madre. Ora, a conclusione del dibattimento, lo stesso pm ha chiesto l’assoluzione dell’imputata perché, come sottolineato nella requisitoria, «non esiste la prova certa che un’altra condotta avrebbe salvato il feto». Richiesta alla quale si è allineato il difensore mentre il legale di parte civile ha chiesto la condanna.I fatti risalgono ad agosto di otto anni fa. La donna era andata in ospedale per prenotare il taglio cesareo. Mentre aspettava il suo turno aveva incontrato casualmente la ginecologa. Va precisato, ed è emerso anche nel dibattimento, che il medico in questione non era “di fiducia”, non l’aveva cioè seguita durante la gravidanza ma l’aveva vista solo qualche volta. In quell’occasione, quando la paziente era vicinissima al parto, aveva raccontato alla dottoressa di star bene ma di sentire qualche piccola contrazione. La ginecologa si era quindi offerta di visitarla per maggiore sicurezza, nonostante la giovane non avesse un appuntamento con lei. Dai controlli non era emersa alcuna anomalia, era tutto a posto, però l’ecografia aveva evidenziato dei calcoli renali. E quindi, ricollegando la sintomatologia a questo problema, le aveva indicato dei farmaci per placare l’infiammazione. La giovane era tornata a casa ma dopo circa sette ore era dovuta andare nuovamente in ospedale a causa di dolori molto forti. Purtroppo i medici non avevano potuto far nulla: c’era stato il distacco della placenta e il feto era morto nel suo ventre.Prima il dolore, poi la necessità di capire se la sua bambina poteva essere salvata se solo avessero fatto un taglio cesareo ore prima. Durante il dibattimento è emerso che la ginecologa svolse con scrupolo il suo dovere. Al momento della visita la paziente stava bene e la diagnosi della colica renale era corretta dal momento che i medicinali avevano fatto passare i dolori che la donna lamentava, mentre non avrebbero mai potuto avere effetto se si fosse trattato di contrazioni. Il distacco della placenta avvenne quindi in un secondo momento. Da qui la richiesta di assoluzione. Nei prossimi giorni è attesa la sentenza.

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