Morto di infarto a 41 anni contestata l’archiviazione

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Un operaio sassarese era deceduto tre anni fa per una reazione alla Tachipirina Il gip ha chiuso il caso senza indagati ma per la difesa deve essere riapertodi Luca Fiori

09 Febbraio 2021

SASSARI. Una settimana dopo le dimissioni dal reparto di Cardiologia era morto per un infarto del miocardio. Massimiliano Grabesu, operaio sassarese, sposato e padre di due figli, aveva solo 41 anni e la sua vita si era stata interrotta improvvisamente da un’insufficienza multiorganica scaturita molto probabilmente dalla somministrazione di Tachipirina.La famiglia, attraverso l’avvocato Giovanni Policastro, aveva chiesto immediatamente alla Procura della Repubblica di Sassari di fare luce sulla vicenda e di aprire un’inchiesta. L’indagine affidata al sostituto procuratore Enrica Angioni non aveva però trovato alcun responsabile tra i medici che lo avevano avuto in cura e si era arrivati alla richiesta di archiviazione, accolta qualche giorno fa dal giudice delle indagini preliminari Carmela Rita Serra. La famiglia è però convinta che qualcosa non abbia funzionato tra un ricovero e l’altro del proprio caro ed è pronta a ricorrere in Cassazione contro la decisione del gip.La tragedia si era verificata tre anni fa. Massimiliano Grabesu era stato ricoverato più volte in pochi mesi nel reparto di Cardiologia dell’ospedale di Sassari per disturbi cardiaci. Duramente l’ultimo ricovero era stata effettuata una coronarigrafia, una procedura diagnostica che permette di effettuare indagini sullo stato delle arterie coronariche. Nello specifico, si tratta di un esame diagnostico invasivo che consente di analizzare, su un monitor e in tempo reale, il flusso di sangue all’interno delle coronarie. «L’esame aveva evidenziato un’ostruzione coronarica cardiaca, ma i medici – sostiene illegale della famiglia – avevano deciso di non intervenire chirurgicamente in quanto ritenevano che le coronarie erano riabilitate da circolo collaterale». Solo una settimana dopo però il cuore di Massimiliano Grabesu si era fermato e la moglie si era rivolta alla Procura per fare luce sulla sua prematura scomparsa. Il pm aveva disposto l’esame autoptico che aveva evidenziato che la causa della morte era stata un infarto del miocardio. Il procedimento era stato aperto contro ignoti. La perizia disposta nel corso delle indagini aveva evidenziato che la causa della morte del 41enne era stata una insufficienza multiorganica scaturita dalla somministrazione di Tachipirina. Il cuore di Massimiliano Grabesu– è il sospetto della famiglia – si sarebbe fermato non per un’ischemia coronarica ma per la reazione del farmaco. Il perito nominato dalla Procura non aveva però individuato alcun sanitario responsabile della morte. Il procedimento era andato avanti contro ignoti e il pm aveva chiesto al gip archiviazione.La famiglia si era opposta sostenendo che non c’era congruenza con quanto emerso dalla autopsia e quanto sostenuto dai periti del pm. Secondo la moglie del 41enne la somministrazione della Tachipirina era avvenuta in ospedale e quindi i responsabili sarebbero dovuti essere individuati tra i sanitari che avevamo in cura Grabesu. I giorni scorsi il gip Carmela Rita Serra ha disposto l’archiviazione, ma la famiglia è pronta a fare ricorso in Cassazione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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