Sanità, sindacati all’attacco «Risposte entro 10 giorni»

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Ultimatum alle direzioni di Ats e Aou e alla Regione: subito il tavolo di confronto Le richieste riguardano organici e condizioni di lavoro ma anche i livelli di cura 
SASSARI. «É ora di dare un segnale forte alle direzioni aziendali di Ats e Aou e all’assessorato regionale alla Sanità». Lanciano una sorta di ultimatum i sindacati del settore sanità del Sassarese e indicano un termine ultimo di dieci giorni «per ricevere riscontro alle richieste e per ottenere la convocazione del tavolo, per poi condividere un piano di incontri così da rendere esigibili e funzionali le relazioni sindacali». É questo secondo i segretari territoriali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, il percorso per arrivare a risolvere «le numerose problematiche legate all’organizzazione del lavoro e dell’assistenza» e la linea unitaria è che occorre «restituire ai tanti colleghi che operano nel sistema la dignità lavorativa e professionale».E nell’ipotesi di un mancato riscontro, le organizzazioni sindacali annunciano che «la risposta non potrà che essere quella della mobilitazione di tutto il personale del comparto della sanità sassarese, con l’indizione di una giornata di protesta da tenersi entro la seconda decade di febbraio, nell’ambito della quale verrà denunciato pubblicamente il declino dell’intero sistema sanitario e dei servizi del nord ovest».Il tema del lavoro e della sua organizzazione in termini di risposta ai bisogni di salute – hanno sottolineato i sindacati nella riunione che si è tenuta ieri mattina a Sassari – siano essi di bassa, media e alta intensità, «è l’elemento principale sul quale è del tutto evidente che le cose non stanno andando come dovrebbero. Manca una vera programmazione che intervenga sulla corretta gestione delle risorse umane a titolo di rapporto tra personale e pazienti. Gli organici continuano a essere insufficienti e i carichi di lavoro sempre più gravosi, sopratutto nelle unità operative di emergenza/urgenza, medicina e unità Covid». Si tratta di criticità segnalate più volte, come il sistema del reclutamento a carattere regionale «che deve essere ripensato e subordinato con precisi accordi tra Dipartimenti del personale di tutte le aziende, in relazione ai veri fabbisogni, favorendo l’implementazione di personale soprattutto dove l’epidemia colpisce in maniera significativa. Invece, paradossalmente, accade l’opposto: la gestione delle graduatorie e le modalità delle assunzioni sono prive di logica e per certi versi contraddittorie». Poco personale e organici incompatibili con i carichi di lavoro significa – per i sindacati – «anche esporre operatori e pazienti a tanti rischi, a cominciare dalla salute e la sicurezza dove ormai la miriade di procedure, spesso oggetto di modifiche repentine ed applicate a macchia di leopardo, non solo generano confusione, e potrebbero essere una delle tante cause che favoriscono l’insorgere dei “cluster”».

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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