Tentata evasione, docente al giudice: calunniato per vendetta

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SASSARI. «Solo una vendetta nei miei confronti perché non ho assecondato le richieste della sorella di un detenuto. Mi aveva contattato perché voleva che facessi in modo di far ammettere suo fratello…
SASSARI. «Solo una vendetta nei miei confronti perché non ho assecondato le richieste della sorella di un detenuto. Mi aveva contattato perché voleva che facessi in modo di far ammettere suo fratello direttamente dal primo al terzo anno e in questo modo avrebbe potuto ottenere dei permessi». Si è sottoposto ieri a esame Giovanni Pirisi, insegnante 49enne di Alghero, a giudizio per una tentata evasione dal carcere algherese avvenuta nel 2013. Insieme a lui sono imputati tre detenuti e tre loro familiari (tutti stranieri, difesi dagli avvocati Antonio Meloni, Roberto Delogu, Teresa Camoglio e Herika Dessì). Il docente, difeso da Elias Vacca, insegnava nel corso di cucina organizzato dalla scuola alberghiera all’interno dello stesso istituto di pena. Secondo la Procura sarebbe stato Pirisi a fornire alcuni strumenti per organizzare la fuga (arnesi da scasso e un telefono cellulare), in cambio di mille euro. Da qui la contestazione del reato di corruzione. Ma ieri l’imputato ha precisato nel suo esame di esser stato calunniato per vendetta e ha negato con forza di aver mai ricevuto soldi. «Non ne avevo bisogno, lavoravo dentro e fuori dal carcere». L’insegnante ha confermato di aver avuto contatti con la sorella di uno dei detenuti ma solo perché lei avrebbe voluto che il fratello venisse ammesso al livello di studio superiore per poter beneficiare di una serie di vantaggi. Richiesta che l’insegnante non avrebbe accolto. E sarebbe stata proprio la donna a fare il nome di Pirisi durante le indagini. E diverse incongruenze – a vantaggio della posizione di Pirisi – erano state evidenziate in una delle ultime udienze quando l’avvocato Elias Vacca aveva chiesto a un commissario della polizia penitenziaria sentito come testimone, in che modo lui e i colleghi avessero stabilito che fosse stato proprio Pirisi a far entrare il telefono in carcere. In quell’occasione erano emerse alcune contraddizioni relativamente alle celle agganciate da quel telefono. (na.co.)

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