Don Galia: «Elogio dell’onestà»

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Il cappellano del carcere: «Serve coraggio per comportarsi bene e per ammettere quando si sbaglia»
SASSARI. Coscienza, onestà ed educazione (soprattutto alla legalità) nel messaggio che don Gaetano Galia, cappellano del carcere di Bancali, rivolge alla comunità in occasione della festa di san Giovanni Bosco che cade oggi: «Ne approfittiamo per riflettere sulla attualità del suo metodo educativo – dice –. Prendiamo in esame una sua frase tipica che riassume tutto il suo sistema educativo: “Io miro a formare buoni cristiani e onesti cittadini”. Per ciò che riguarda il “buoni cristiani”, mi riservo di proporre una riflessione durante un’omelia. In questa riflessione, mi soffermerò esclusivamente sulla frase che riguarda l’onestà». «Essere onesti, fondamentalmente, significa seguire la propria coscienza, anche se essa ha bisogno di essere ben educata per essere sensibile alle esigenze di tutti e non solo degli interessi personali. Ed è necessario ripensare all’educazione delle coscienze dove lo stato, la scuola, la chiesa, la famiglia hanno sempre operato – aggiunge –. Essere onesti implica il rispetto della legalità, l’educazione alla legalità, la coerenza degli adulti nel perseguirla, sempre, anche quando va a discapito dei propri interessi. E quando non si condividono alcune leggi, in un sistema democratico, si cerca di cambiarle con le leggi dello stato, mai con la violenza o con degli espedienti o scappatoie “creative”. Essere onesti richiede coerenza tra ciò che si proclama e ciò che concretamente si fa. Solo queste persone sono realmente credibili, sono questi i nuovi profeti, i modelli di riferimento, i veri influencer del nostro tempo. E siccome nessuno è perfetto, non ci si deve scandalizzare, se vediamo in essi qualche imperfezione o qualche imprecisione. L’onestà consiste anche nel fatto di ammettere gli errori e chiedere scusa. Papa Francesco, preso alla sprovvista, diede uno spintone ad una fedele. Chiese immediatamente scusa! Tantissimi personaggi di grande fascino, Gandhi, M.L.King, Mandela, avevano dei limiti, delle fragilità, ma questo non ha depotenziato la carica profetica e carismatica che le loro grandi idee hanno elargito all’umanità». «L’onestà – continua don Galia – ci rende vulnerabili e per essere onesti è necessario essere persone di coraggio. Si dice che l’onestà non paga. Dipende dal nostro modello di vita, dal nostro sistema di valori, dal senso che diamo alla nostra vita. Alla lunga viene riconosciuto lo splendore e la bellezza dell’onestà. La persona onesta, inoltre, sa ammettere le proprie colpe e si sa prendere le proprie responsabilità. E di conseguenza i genitori non possono proteggere i propri figli di fronte ad azioni negative. La difesa ad oltranza genera quelle forme di bullismo, di arroganza, di supponenza e di deresponsabilizzazione che notiamo nei nostri ragazzi. L’onestà richiede una vera integrità morale in ogni contesto della propria vita: rifiuto della corruzione, attiva e passiva, correttezza nei concorsi, nel lavoro, nelle relazioni affettive, nel commercio, nella politica e in ogni situazione in cui non sono sottoposto a controllo altrui, ma sono io stesso il responsabile della mia rettitudine».«L’onestà, talvolta – sottolinea – ci conduce alla solitudine: perché l’onesto, spesso, dice ciò che pensa, e non sempre questo atteggiamento è apprezzato da tutti, soprattutto è inviso al disonesto, perché l’integro, non lo si potrà mai avere come complice e silenziosamente sarà da monito per le azioni scorrette. Anche se, in questo contesto, è bene ricordare il proverbio spagnolo, che dice che “non è sempre necessario dire ciò che si pensa, ma è necessario pensare a ciò che dice”. L’onesto ama la verità, il disonesto vive dell’ipocrisia, della falsità, della calunnia, del rimestare le situazioni complesse e provocare divisioni e sospetti. Sono certo che l’onestà paga, perché produce la pace interiore, realizza l’unicità del nostro essere e ci fa essere orgogliosi di noi stessi evitando così di prostituirci ai desideri altrui per essere valorizzati. Ancora una volta don Bosco ci aiuta a riflettere su una qualità che nella nostra società rischia di scomparire: a noi il compito di educare i nostri giovani e, soprattutto, a vivere in prima persona questo grande valore».

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