Addio a Mario Esposito, magistrato ironico e colto

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Aveva 87 anni, fu tra i protagonisti degli anni caldi del supercarcere dell’Asinara Preparato, severo ma disponibile al confronto, è stato il “maestro” di generazioni
SASSARI. Il mondo giuridico sassarese e isolano è in lutto: ieri, all’età di 87 anni, è scomparso il magistrato Mario Esposito. Nato a Sassari il 17 marzo del 1933, si era laureato in Giurisprudenza proprio nell’ateneo sassarese e da lì aveva spiccato il volo verso una brillante carriera che lo ha visto nel 1959, a soli 26 anni, diventare uno dei più giovani magistrati in Italia. Mario Esposito cominciò il suo percorso professionale nella pretura della Maddalena e successivamente, dopo aver vinto un concorso, si trasferì con la famiglia in Somalia, come magistrato, nel periodo in cui l’Italia prestava la cosiddetta Assistenza Tecnica alle ex colonie. Rientrato a Sassari nel 1973, dapprima ricoprì l’incarico di pretore quindi quello di magistrato di sorveglianza. Un incarico di altissima responsabilità, visto che aveva competenza sul supercarcere dell’Asinara, dove all’epoca erano detenuti, oltre ai capimafia più pericolosi, i killer della camorra e i boss della criminalità organizzata, oltre ai rappresentati delle Brigate rosse, dei Nar e ai quadri dirigenti dei partiti armati. Nel 1989 venne chiamato a dirigere la neonata procura circondariale di Sassari e qualche anno dopo, in seguito alla soppressione di quest’ultima, ricevette l’incarico di procuratore aggiunto prima a Sassari e successivamente a Tempio, dove nel 2006 concluse la sua quasi cinquantennale carriera.Sposato, aveva due figli, uno dei quali, Luigi, è avvocato, mentre la figlia Anna Maria ha preso un’altra strada ed è diventata chimica. Da giovane era stato uno schermidore di ottimo livello e tra le sue grandi passioni c’era anche quella della pesca subacquea, che lo aveva portato anche fino al Mar Rosso.Professionalmente è stato “maestro” di intere generazioni di magistrati e avvocati, in virtù della sua riconosciuta preparazione, cultura giuridica, ars oratoria e fine ironia. Sapeva anche quando non portare avanti l’accusa a oltranza e gli avvocati apprezzavano la sua capacità di saper chiedere l’assoluzione degli imputati, se le circostanze lo richiedevano. E sono proprio queste le qualità che il presidente della Camera penale di Sassari, l’avvocato Marco Palmieri, evidenzia nel suo ricordo: «I nostri percorsi professionali si sono incrociati brevemente – racconta – perché io ho iniziato a frequentare le aule giudiziarie quando lui stava per lasciarle. Il ricordo che ho io è sicuramente quello di un uomo di grande ironia, caratteristica che sapeva anche portare in aula in maniera pungente. Come rappresentante dell’accusa era preparato e severo ma aveva anche un’altra qualità, l’empatia: non ti diceva no a prescindere, ma sapeva anche venire incontro all’imputato, quando si rendeva conto che nell’impianto accusatorio c’era qualcosa che zoppicava».

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