Lavoro in città, crescono i “neet”

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I dati del Centro per l’impiego rivelano uno scoramento degli utenti in cerca di un’occupazionedi Andrea Massidda

27 Gennaio 2021

w SASSARI. Se si esclude una porticina a vetri seminascosta nel retro dell’edificio – porticina alla quale eventualmente si accede soltanto dopo aver preso un appuntamento al citofono – il Centro per l’impiego di Latte Dolce appare da mesi completamente chiuso al pubblico. A spiegare la situazione con linguaggio burocratico è un avviso affisso all’ingresso principale: «La modalità ordinaria di erogazione dei servizi resta quella a distanza – si legge –, solo in caso di assoluta necessità, verificata al telefono (rispondono da Cagliari o per e.mail – ndr) si programmerà un incontro in presenza». Colpa della pandemia, ovviamente. Eppure sono in media duecento i sassaresi che ogni giorno continuano con più o meno determinazione a cercare un lavoro rivolgendosi a quello che una volta si chiamava Ufficio di collocamento. «In realtà la nostra attività non è mai cessata – precisa Aldo Cadau, commissario straordinario dell’Aspal – anche se le misure di contenimento adottate a livello nazionale ci hanno costretto allo smart working, soluzione a dire il vero preferita anche dai nostri utenti, i quali preferiscono interagire a distanza. Tuttavia almeno una cinquantina di pratiche vengono affrontate in presenza, e questo accade quando chi si rivolge a nostri servizi non è dotato della tecnologia necessaria per collegarsi o ha difficoltà a esprimersi chiaramente in italiano. La nostra speranza rimane quella che, una volta risolta la questione vaccini, si possa tornare a stare vicino ai cittadini anche fisicamente».Ma il fatto di trovarsi in un periodo emergenziale ha scoraggiato i cittadini disoccupati a cercare lavoro? L’ultimo report trimestrale dell’Aspal, aggiornato a dicembre 2020, racconta purtroppo che la percentuale di “inattivi” (i cosiddetti “neet”) è aumentata. Dati alla mano sono cresciuti del 6% (era il 15% nel secondo trimestre), mentre la forza lavoro perde il 6% (contro il 10% del trimestre precedente). E poi calano gli occupati del 7% (era il 6% nel secondo trimestre) e crescono del+2%, i disoccupati, mentre nel trimestre precedente vi era stata una riduzione che aveva toccato addirittura il valore del -35%. «Se da una parte – chiarisce Aldo Cadau – si vede un leggero miglioramento rispetto alla fase del lockdown totale, dall’altra è innegabile che i dati raccontino una certa perdita di speranza tra le persone in cerca di occupazione. In sostanza, il mercato del lavoro ha avuto un arretramento drammatico nel secondo trimestre mentre nel terzo trimestre abbiamo assistito a una inversione di tendenza. Certo – continua – le incognite sono tante, dobbiamo stare vigili e non farci cogliere impreparati. Noi – sottolinea il commissario – stiamo investendo molto per conoscere e capire un mercato del lavoro che la crisi sta cambiando profondamente, per trasformare l’Aspal e i suoi centri per l’impiego in amministrazioni davvero digitali, per migliorare la capacità di fare incontrare realmente cittadini e imprese attraverso il re-design della nostra borsa lavoro, con la creazione di canali migliori di comunicazione e di scambio»

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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