Gli amici della vittima: Dibo impugnava il coltello

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Primi testi nel processo contro il 26enne accusato di aver ucciso Giovanni Fresi «Lo ha ferito al braccio e all’addome, sanguinava. Poi l’aggressore è andato via» di Nadia Cossu

27 Gennaio 2021

SASSARI. Una discussione, una spinta, la colluttazione e infine quel coltello che ha trasformato una serata di festa in tragedia. Giovanni Fresi cade a terra, con ferite al braccio e all’addome. Sono momenti concitati, alcuni amici della vittima sono vicino al bancone del bar della discoteca Blu Star di Ossi e assistono impietriti: «Giuseppe Dibo Elias aveva un coltello in mano, dopo l’aggressione si è subito allontanato, mentre Giovanni sanguinava». Chiara Lepri, Giovanni Spina e Gabriele Unali ieri mattina – citati come testimoni dal pubblico ministero Angelo Beccu – hanno raccontato i terribili attimi che hanno preceduto la morte del loro amico Giovanni Fresi, il 26enne sassarese ucciso la notte di Natale del 2019 con un coltellaccio da cucina all’interno della discoteca di Ossi. Per il suo omicidio sta affrontando un processo davanti alla corte d’assise di Sassari – presieduta dal giudice Massimo Zaniboni – il coetaneo di Ittiri Giuseppe Dibo Elias, presente ieri in aula assistito dai suoi avvocati Luigi e Gabriele Satta. In udienza anche l’avvocato Elisabetta Udassi, parte civile per Agnese Fresi, sorella di Giovanni Due coltellate mortali – quelle riscontrate all’epoca dal medico legale sul corpo della vittima – che potrebbero costare all’imputato il carcere a vita, considerato il recente pronunciamento della Corte costituzionale che ha escluso la possibilità del rito abbreviato, e quindi dello sconto di un terzo della pena, per i reati puniti con l’ergastolo e con aggravanti contestate (in questo caso la premeditazione). I due coetanei – era emerso dalle indagini coordinate dal sostituto procuratore Beccu – non si sopportavano (questioni economiche e incomprensioni legate all’ex fidanzata di Dibo) e poco prima dell’omicidio avevano avuto una violenta lite, pare che la vittima avesse dato una spinta all’imputato. La notte del 25 dicembre si erano ritrovati al Blu Star. Erano le 4.20 del mattino quando i carabinieri erano stati avvertiti dell’aggressione dal personale del 118. All’arrivo dei militari a Ossi Giuseppe Dibo Elias si era già dileguato. Mentre, come se nulla fosse accaduto, la musica nel locale risuonava ancora altissima «e i giovani ballavano – ha sottolineato in aula l’appuntato dei carabinieri Ricco, della sezione radiomobile di Sassari – Chiedemmo noi che venisse spento tutto immediatamente». E fu allora che i militari cominciarono a raccogliere le prime testimonianze che permisero agli inquirenti di ricostruire la dinamica del delitto e di individuare il presunto responsabile. Era quindi partita la caccia all’uomo che si era conclusa con l’arresto di Dibo Elias a Ittiri.Il coltello da cucina utilizzato dall’imputato per ferire la vittima era stato raccolto da Antonio Tirotto, che quella sera stava lavorando al Blu Star come dj: «Lo raccolsi da terra con un fazzoletto – ha ricordato ieri durante la deposizione – e lo misi dentro una scatola per poi consegnarlo». Sentito come testimone del pm anche Gavino Casiddu, ossia il compaesano che dopo il delitto diede un passaggio in auto a Dibo fino a Ittiri: «Era come in stato confusionale, in auto disse che c’era stato uno scontro con Giovanni Fresi» e incalzato dalle domande del pubblico ministero ha confermato che l’imputato «parlò anche di un coltello». Non fu certo una confessione la sua, probabilmente non si era nemmeno reso conto di aver ucciso il “rivale” ma in lui c’era certamente la consapevolezza di aver fatto qualcosa di grave. Nella prossima udienza saranno sentiti altri testimoni dell’accusa tra cui i carabinieri del Ris.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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