Bancarotta, “principe” agli arresti

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La Cassazione nega l’immunità a Costantino Dejala, sedicente capo di Stato dell’Isola dei Cavalieri di Nadia Cossu

25 Gennaio 2021

SASSARI. Al “principe” Costantino II, sedicente primo ministro e Gran maestro dell’“Isola dei Cavalieri” (con sede legale a Brooklyn, New York) non servirà più giocare la carta dell’inviolabilità dei capi di Stato. Per lui infatti è scattato l’arresto e da due giorni si trova rinchiuso in casa, ai domiciliari.I giudici della Cassazione – ai quali l’autoproclamato primo ministro sassarese di 70 anni nativo di Tempio aveva chiesto di riconoscere le prerogative legate alla sua condizione di capo di Stato – hanno definitivamente rigettato i ricorsi, stabilendo in ben due pronunce che si tratta di «un soggetto sconosciuto alla comunità internazionale e allo Stato Italiano». E siccome sulla sua testa pendevano condanne per bancarotta fraudolenta, reati finanziari e altri delitti, gli agenti della Divisione polizia anticrimine della questura di Sassari venerdì hanno eseguito l’ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica: l’uomo deve infatti scontare la pena complessiva di dodici anni di reclusione, per via dell’unificazione di pene concorrenti.Costantino Felice Patrizio Massimiliano Dejala era finito nei guai a Sassari nel 1997 per le controverse vicende del centro commerciale “La Piazzetta” e da allora ha collezionato una serie di condanne per bancarotta fraudolenta. Si era rivolto alla Suprema corte convinto di risolvere quello che lui considerava un increscioso conflitto di competenze tra tribunali penali e diritto internazionale. Ma da Roma alcuni giorni fa è arrivato il responso definitivo e il tribunale di sorveglianza di Sassari, considerate le condizioni di salute del “principe” evidentemente non proprio ottimali, gli ha temporaneamente concesso di espiare la pena in regime di detenzione domiciliare.La storia di Dejala è certamente singolare. Prima di diventare monarca (con tanto di passaporto diplomatico) del Principato Isola dei Cavalieri – a quanto pare forte della benedizione del patriarca della chiesa copta di Alessandria d’Egitto – Dejala ha avuto qualche disavventura che l’ha portato più volte nelle aule di tribunale. E sempre per lo stesso reato: bancarotta. Era stato amministratore della Securfin Srl, società che forniva sicurezza e logistica al vecchio gestore del centro commerciale “La Piazzetta”, nella zona industriale di Sassari. Fallita nel 1998 la società, nel 2005 erano cominciati per lui i guai giudiziari e le prime condanne. Nei ricorsi presentati ai giudici della Cassazione Dejala si era appellato alle norme del diritto internazionale e alle convenzioni diplomatiche che assicurano immunità giurisdizionale penale, e l’inviolabilità personale ai capi di Stato. E questo perché tra un crac e l’altro Dejala giurava di essere salito al vertice di uno Stato, un’entità che Dejala assicurava essere sovrana, capace di rilasciare passaporti, con tanto di Consiglio dei ministri e corte suprema quale organo giudiziario.Ma per quella italiana, di corte suprema, il principe Dejala è invece un soggetto sconosciuto e dovrà scontare la sua pena detentiva.

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