Zdenka, la gelosia di Fadda «Marescià le stacco la testa»

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Il carabiniere un mese prima del delitto ricevette la denuncia della vittima «Convocai l’imputato in caserma e mi intimò di non provarci con sua moglie» di Nadia Cossu

13 Gennaio 2021

SASSARI. «Marescià, se ci prova con mia moglie io le stacco la testa». Così Francesco Baingio Douglas Fadda si era rivolto al comandante dei carabinieri di Sorso Gianluca Porcheddu che il 16 gennaio del 2020 lo aveva convocato in caserma dopo aver ricevuto la querela di Zdenka Krejcikova. La donna aveva denunciato il compagno per maltrattamenti, lo stesso uomo che un mese dopo, ossia il 15 febbraio, l’ha uccisa con un coltello dentro un bar di Sorso davanti agli occhi terrorizzati delle piccole figlie.Ieri mattina, davanti alla corte d’assise di Sassari presieduta dal giudice Massimo Zaniboni, si è tenuta la seconda udienza del processo contro Fadda (difeso dall’avvocato Lorenzo Galisai) e sono stati sentiti otto testimoni citati dal pubblico ministero Paolo Piras. Tra questi il maresciallo Porcheddu: «Feci accompagnare in caserma Francesco Fadda perché la compagna ci aveva raccontato di aver subìto minacce e percosse. Quando lui arrivò era esagitato, alterato, presumibilmente sotto effetto di sostanze stupefacenti. Gli dissi di accomodarsi sul divanetto della stanza e mi rispose: “marescià, sta iniziando a dare ordini? Lei non sa con chi ha a che fare…». E fu in quel momento, quando cioè il carabiniere si voltò per raggiungere la vittima in un’altra stanza che Fadda gli rivolse quell’altra frase minacciosa che, agli occhi dell’accusa, denota chiaramente che l’uomo considerava Zdenka come un suo possesso: “Se ci prova con mia moglie le stacco la testa”. «A quel punto mi fermai e gli chiesi di ripetere ciò che aveva detto – ha spiegato Porcheddu – lui ribattè che non aveva bisogno di ripeterlo perché tanto avrebbe fatto quello che doveva fare». Una personalità aggressiva che nemmeno davanti alle forze dell’ordine l’imputato era evidentemente riuscito a controllare. E che Zdenka fosse stata maltrattata già prima dell’omicidio troverebbe conferma nella relazione del medico legale Salvatore Lorenzoni (anche lui teste ieri) che ha spiegato come nel corpo della donna ci fossero «delle ecchimosi prossime alla morte e delle altre, in particolare una fronto-zigomatica, databili giorni prima». Sulla causa del decesso Lorenzoni è stato preciso: «Choc emorragico e insufficienza respiratoria determinati dalla ferita toracica causata da una lama penetrata per 15 centimetri (ieri in aula è stato esaminato anche il coltello ricurvo che era custodito come “corpo di reato” ndc) che ha perforato il polmone sinistro». Tra i testimoni anche la barista di Usini dove Fadda andò subito dopo aver abbandonato la compagna agonizzante a casa di un amico a Ossi. «Ricordo che entrò con una bambina che aveva gli occhi sgranati, era alterato e a un certo punto, parlando a voce alta disse: “Secondo te mi danno dieci anni per aver accoltellato al cuore uno che mi ha rotto i cogl….?». La prova, secondo l’accusa, che fosse ben consapevole di ciò che aveva fatto. Anche ieri, fuori dal tribunale, a chiedere giustizia per Zdenka c’erano le associazioni femminili del Nord Sardegna.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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