Tartarughe curate all’Asinara: per l’80% sono vittime della plastica

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Viaggiano per molte miglia, attraversano i mari e si depositano nelle spiagge, tonnellate di plastica e rifiuti in genere che minacciano gli ecosistemi marini. Le microplastiche spesso finiscono nell’intestino delle tartarughe marine, curate dal Crama, il Centro animali marini del Parco nazionale dell’Asinara, capofila del progetto comunitario Clean Sea Life, una campagna di sensibilizzazione per la riduzione dei rifiuti marini che unisce subacquei, pescatori, diportisti, e tutti i cittadini nella difesa del mare.

“È un progetto che fa parte della vita del parco – sostiene il direttore Vittorio Gazale – e che si collega all’azione di salvaguardia di alcuni animali marini come le tartarughe e gli squali, grazie al quale siamo riusciti a creare un centro di ospedalizzazione nell’isola”. Il Crama è capace di accogliere animali in condizioni critiche. “L’ottanta per cento di questi esemplari hanno problemi con l’ingestione della plastica – ha detto la responsabile Crama, Laura Pireddu – i palloncini, per esempio, sono una delle cause accertate di mortalità di animali come tartarughe e uccelli marini a rischio estinzione, che li inghiottono scambiandoli per cibo o finiscono imbrigliati nei nastrini”.

Nell’isola al centro del Mediterraneo ogni anno si spiaggiano quintali di materiale provenienti dalle diverse parti d’Europa. “In questa lotta al mare di plastica siamo tutti nella stessa barca – ha aggiunto la commissaria, Gabriela Scanu – e il merito di Clean Sea Life è quello di aver inciso sullo stile di vita di molti di noi”. Il progetto è stato presentato attraverso incontri webinar, seminari che hanno coinvolto scuole, guide del parco, operatori e tanti cittadini. L’ultimo appuntamento è in programma il 22 gennaio quando nella sede virtuale del Parco avrà luogo l’evento finale del progetto con la partecipazione dei vertici del ministero dell’Ambiente.

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