«Sassari hai tanti problemi ma io non ti lascerei mai»

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Replica al trentenne che ha scritto alla Nuova dicendo di non voler tornare Parlano uno scrittore, un manager londinese, un imprenditore e due ingegneri di Giovanni Bua

13 Gennaio 2021

SASSARI. Sicuramente è una città stanca che, archiviati i fasti degli anni ’80 costruiti su terziario e fabbrica, deve ritrovare una vocazione e prendersi il ruolo di vera guida del territorio. Sicuramente è una città spaventata, da una crisi che già picchiava duro prima del Covid, e che la pandemia ha reso drammatica. Sicuramente è una città da cui è più facile andare via, che tornare. A caccia di un futuro migliore. Ma è anche una città di storia e passioni, cultura e possibilità. Che può offrire altissima qualità della vita, opportunità da saper cogliere, tesori nascosti da andare a cercare. E che più di tutto dai sassaresi deve essere più amata, perché solo sulle loro spalle, il loro impegno, la loro voglia, può ripartire.La lettera. È una dichiarazione d’amore per Sassari quella che segue la lettera pubblicata l’altro ieri sulla Nuova spedita da un giovane sassarese, Michele Schirru, che dopo aver lasciato la sua città per completare la sua formazione con studi ed esperienze lavorative di alto livello, ha adesso la possibilità di tornare a casa con un bel lavoro a disposizione ma si sta mettendo il problema se valga davvero la pena di legare il suo futuro a questa città.La dichiarazione. Una dichiarazione d’amore che arriva da uno scrittore sassarese fino al midollo, che nella sua città è ritornato e ha deciso di vivere, da un londinese qui dalla fine degli anni ’80, che tra le strade della città ha costruito le sue fortune imprenditoriali, e ha fatto crescere i figli. Da un cagliaritano che oggi guida la camera di commercio, e che di Sassari racconta disincantato le enormi possibilità. Da un gruppi di ingegneri che a Sassari sono tornati dai quattro angoli d’Europa per costruire un’azienda diventata eccellenza nazionale. Un amore pieno di dubbi e insicurezze, come tutti gli amori che si rispettano. Di comprensione per le paure del giovane Michele. E di un comune consiglio: «Accetta il lavoro, e torna nella tua città, aiutandoci a renderla migliore».Lo scrittore. «Io capisco le ansie di Michele, sono state anche le mie. Sono quelle di tanti che si stanno costruendo la vita fuori dalla loro città». Parole di Gianni Tetti, l’autore di “Grande Nudo”, candidato allo Strega nel 2017 con la sua Sassari distopica: «Che amo alla follia. Io ho studiato fuori, e qui ho deciso di tornare. A Michele dico di fare attenzione a giudicare la vita in una città dove non si hanno problemi, coinvolgimenti, ricordi. Tutto può sembrare più bello. Anche io a Roma ero convinto di stare bene, ma in realtà bene non ci stavo. E non solo perché l’aria che respiri a casa tua non la ritroverai mai da nessuna parte. Ma perché qui la dimensione di cittadina di provincia corre parallela a “percorsi profondi” che bisogna solo avere la voglia di andare a cercare». Il londinese. Dello stesso avviso un londinese doc, Paul Rogerson, laureato in Storia e Filosofia a Cambridge, arrivato a Sassari nel 1989 per il dottorato. E da allora diventato prima insegnante e poi direttore didattico dell’English Centre (qualche anno fa lo ha rilevato), l’istituto che prepara i ragazzi all’Europa. «Io i miei due figli li ho fatti crescere e studiare a Sassari – racconta – dove l’istruzione è di livello eccellente. Ora sono a Trieste e Londra, perché noi tutti siamo cittadini del mondo. Ma ringraziano per l’adolescenza tranquilla e stimolante vissuta in una città a misura d’uomo. Io vengo da Londra, dove ti sembra di avere tutto a portata di mano, ma proprio per questo finisci per non fare niente. A Sassari ho imparato a cercare, selezionare, e con grande sorpresa e gioia trovare quello che mi serviva. Sia dal punto di vista didattico e culturale, che ambientale. Sembra scontato per chi lo ha, ma vi assicuro che andare a lavoro a piedi, o arrivare in 10 minuti al mare più bello del mondo, varrebbe già da solo la scelta. Sulla decadenza poi, può darsi. Ma io vedo anche enormi possibilità che negli anni ’80 non c’erano. Sia per i collegamenti che per il “digitale”, che mette tutti contemporaneamente al centro del mondo».L’imprenditore. «Nella Camera di Commercio vedo nascere startup innovative, che spiccano il volo. Vedo imprese che resistono, che imparano dagli errori, che si innovano». Così Stefano Visconti, imprenditore turistico e presidente dell’Ente Camerale: «Le paure del giovane fotografano un disagio profondo, da non sottovalutare. Come profondi sono i divari che tutti insieme, a iniziare dalla classe politica e proseguendo con quella imprenditoriale, ci dobbiamo impegnare a colmare. Ma ci sono anche grandi possibilità all’orizzonte. Che dobbiamo essere bravi a saper cogliere. Io trovo che Sassari, il nord Sardegna e tutta l’Isola in generale, sia un posto meraviglioso in cui vivere, e potrebbe diventare un luogo perfetto anche per fare impresa».I ragazzi di Abinsula. «Carissimo Michele, abbiamo letto con attenzione la tua lettera e ci preme darti il nostro pensiero. Noi siamo fra quelli che hanno deciso di rientrare a Sassari dopo esperienze in altre città». Parole di Pierluigi Pinna e Antonio Solinas, due dei ragazzi di Abinsula, nata in un magazzino all’Emiciclo e diventata un’eccellenza planetaria: «Quando siamo andati via – spiegano – Sassari ci stava un po’ stretta, eravamo attratti dalle luci delle grandi città dove tutto sembra più possibile e a portata di mano. Ma forse la nostra terra ci ha regalato i valori della famiglia e dell’amicizia e della sfida. Per questi abbiamo deciso di rientrare a Sassari e di creare qui la nostra realtà imprenditoriale e di far crescere le nostre famiglie qui. Puoi sederti da spettatore e criticare il film, ma se tornerai sappi che per il futuro della città non sarai un semplice spettatore ma un attore, protagonista o no, sta solo a te decidere. Molti di noi sono mancati da Sassari per decenni, partiti appena maggiorenni per l’università o per lavoro, eppure questo non è stato un limite, anzi un incentivo a ritornare, portare le lezioni, quelle imparate fuori e farne tesoro, portare esperienze, nuove economie che sembravano fuori contesto e trasformarle in realtà prima neanche immaginabili. Sassari ha bisogno proprio dell’energia di questi giovani che hanno il coraggio di rientrare a casa regalando alla nostra città le loro esperienze. Quotidianamente in azienda riceviamo richieste di giovani che vogliono sfidare la corrente che li ha portati lontani da Sassari. Ogni volta far rientrare in città uno di questi ragazzi è per noi una sfida vinta. Nel nostro settore, il settore tecnologico, Sassari è il luogo ideale dove lavorare, da una parte uniti digitalmente con tutto il mondo e dall’altra con il vantaggio di vivere in una città a dimensione di famiglia. Se ci sono problemi, come del resto ci sono in tutte le città bisogna capire come risolverli ma sempre avendo il coraggio di guardare avanti, con i piedi ben saldi sulla nostra storia e cultura cittadina, ma pensando tutti insieme come si possa disegnare la Sassari del futuro».

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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