«Sassari, stai perdendo la tua anima»

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Lettera di un giovane che non sa più se tornare a vivere nella sua città dopo tanti anni trascorsi nella penisola di Roberto Sanna

12 Gennaio 2021

SASSARI. «Sassari era bella. Ora, però, e cambiata e non so se ci vivrei». È il pensiero espresso in una lettera inviata al direttore della Nuova Sardegna Antonio Di Rosa da un giovane sassarese, Michele Schirru, che dopo aver lasciato la sua città per completare la sua formazione con studi ed esperienze lavorative di alto livello, ha adesso la possibilità di tornare a casa con un bel lavoro a disposizione ma si sta mettendo il problema se valga davvero la pena di legare il suo futuro a questa città. E pone alcuni interrogativi a chi la vive ogni giorno e a chi la amministra.«Sono uno degli innumerevoli sassaresi che dopo aver completato le scuole primarie di secondo grado, ha fatto la scelta di proseguire il proprio percorso universitario al di fuori della propria città natia, addirittura al di fuori della propria regione – scrive –. Durante la mia carriera universitaria ho ricevuto dalla Regione Sardegna diverse borse di studio da migliaia di euro per pagare il mio vitto e l’alloggio. Anche grazie a questo sostegno finanziario sono riuscito a laurearmi in Ingegneria informatica in un ateneo toscano e attualmente lavoro come collaboratore di ricerca da otto anni in una delle quattro università di eccellenza italiane». Tanti anni di lontananza che non hanno però deteriorato il legame: «Sono rimasto, grazie ai miei rientri saltuari e anche grazie alla Nuova Sardegna, costantemente informato sugli sviluppi cittadini, politici e non» aggiunge Schirru, che poi svela il suo dilemma: «Probabilmente vi staretedo mandando il motivo che mi ha spinto a scrivere la lettera. Eccolo: ho ricevuto un’interessante offerta di lavoro da un’azienda cittadina. Buona posizione, contratto indeterminato (non da trascurare, visto che che vivo di precariato e vado avanti a contratti di 6 mesi) e buono stipendio. Vi domanderete: “ e quindi?”. Il fatto è che sto pensando di rifiutare. Durante questi anni di assenza ho visto la mia città fiorire: i lavori in Piazza d’Italia, la rivalutazione di una buona parte del centro storico con epicentro Piazza Tola, la pista ciclabile che unisce Sassari a Platamona tramite la Buddi-buddi, quella lungo i giardini pubblici e viale Italia, la Ztl nel centro storico. Potrei proseguire citando altri lavori di riqualificazione che hanno portato Sassari a non essere più solo un luogo senz’anima nella quale passare le giornate tra il lavoro, la palestra e il ristorante, ma anche una città nella quale si possa apprezzare la sua enorme bellezza semplicemente passeggiando lungo le sue vie». Un’immagine che negli occhi di questo giovane si è però progressivamente appannata: «Da qualche tempo però questa scia positiva è rimasta solo bel ricordo. Sassari è diventata una città sporca, cupa, addirittura incattivita. Zone off-limits, rifiuti in ogni angolo, strade completamente dissestate per mancata manutenzione, la riapertura al traffico del centro storico, risse nelle strade. Per non parlare della dispersione scolastica e della disoccupazione» Da qui i suoi dubbi su quale strada prendere: «Ho 30 anni e sto pensando di mettere su famiglia, quindi mi pongo le domande che si porrebbe qualunque lavoratore e genitore: per quale motivo dovrei tornare a vivere in una città così? Vorrei veramente far crescere i miei figli in un ambiente del genere? Ai sassaresi chiedo: che futuro avete in mente per la nostra amata città?».

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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