Cenoni covid: conto salato In Aou reparti quasi pieni

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L’allarme del dottor Bandiera: «15 ricoveri al giorno, preludio di terza ondata» A metà dicembre poca pressione del virus ma dopo le feste la nuova impennata di Luigi Soriga

11 Gennaio 2021

SASSARI. Sono i contagi del Covid-cin cin, il conto salato dei cenoni natalizi e di Capodanno. Della serie: giù la mascherina e su i calici per brindare a un inizio 2021 all’insegna della pandemia. Pranzi e cene in famiglia, auguri, pacchi scartati insieme, calze della befana consegnati ai nipotini. Una superficialità collettiva che ora si ripresenta sotto forma di un devastante scontrino sanitario. «Dopo una riduzione dei ricoveri registrata a metà dicembre, la curva mostra un incremento e ci auguriamo che non sia il preludio della terza ondata. In verità è ancora prematuro affermarlo, perché bisogna confrontare anche la percentuale dei positivi sui soggetti sottoposti a test del tampone». Franco Bandiera, direttore della Medicina interna del Santissima Annunziata e coordinatore dei reparti Covid, da ottobre segue da vicino l’andamento dei ricoveri per coronavirus. Nel periodo prenatalizio si è registrato il punto più basso degli accessi, con 2-3 pazienti al giorno, adesso l’incremento è di circa 15 persone al giorno. La situazione dei ricoveri, infatti, potrebbe diventare nuovamente critica. Il trend in aumento potrebbe diventare grave nel giro di pochi giorni, sia per i reparti ordinari che per la terapia intensiva. «Tutto ciò potrebbe essere ricondotto a possibili comportamenti non congrui fra Natale e Capodanno. Allora – aggiunge il direttore sanitario Bruno Contu – bisogna continuare a rispettare le regole che da quasi un anno ripetiamo: distanziamento, mascherine e sanificazione della mani con gel idroalcolico».Ad aggravare il quadro, ci sono anche le patologie influenzali e respiratorie che eserciteranno una ulteriore pressione sui reparti non Covid, come Medicina interna, Clinica Medica e Medicina d’urgenza. «Sono reparti che hanno un numero di posti letto insufficienti alle possibili richieste – spiega Contu – gravando sui reparti già sovraffollati».La conversione in reparti Covid della maggioranza delle strutture internistiche ha generato un sovraffollamento di pazienti con patologie di tipo medico nei reparti rimasti a gestione ordinaria. «E così – prosegue –, nei reparti del dipartimento medico la maggior parte dei posti letto sono destinati al Covid mentre sono meno, rispetto a prima, quelli destinati ai ricoveri ordinari. Vien da sé che si creano sovraffollamenti in Medicina interna e in Clinica medica».«Un supporto, sia per le patologie mediche sia chirurgiche, potrebbe venire dai presidi del territorio, con una rete in grado di distribuire meglio queste patologie. Come un valido aiuto potrebbe venire dalle strutture per post acuzie, lungodegenze, Rsa e riabilitazione per ridurre o eliminare i casi di dimissioni difficili, con pazienti che soggiornano nei reparti in maniera impropria», conclude Franco Bandiera.

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