La guerra dell’Atrium davanti al giudice

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Il proprietario e il gestore della discoteca di via Milano in aula per contendersi una macchinetta del ghiaccio di Luca Fiori

10 Gennaio 2021

SASSARI. Il re della “movida” sassarese non avrebbe mai pensato di finire davanti a un giudice per una macchinetta trita ghiaccio e un paio di separè in plexiglass spariti -secondo chi lo ha denunciato – dall’Atrium, la storica discoteca di via Milano che ha gestito dal 2012 al 2016 facendo ballare migliaia di sassaresi.Per una vita calciatore di successo, oggi allenatore vincente e carismatico alla guida del Li Punti, Cosimo Salis, sassarese di 60 anni, da sempre uomo simbolo delle notti, dell’estate e del divertimento della città by night, qualche giorno fa ha dovuto fare i conti con una questione antipatica che lo ha fatto finire dentro un’aula di tribunale.La vicenda ha inizio nella primavera del 2015, quando gli agenti della polizia amministrativa della questura e i vigili del fuoco riscontrano dei problemi di sicurezza all’interno della sala da ballo di proprietà della famiglia Seghenzi, la stessa che ha costruito e gestisce tutt’ora l’Hotel Grazia Deledda. Per Salis, che ha il locale in gestione, i problemi devono essere risolti dai proprietari dell’immobile. Le due parti non trovano un accordo e nel mentre sulla pista del locale di via Milano si spengono la musica e le luci. La discoteca cittadina chiude i battenti e i sassaresi sono costretti a cercare alternative al divertimento notturno a due passi da casa. Tra Salis e i proprietari delle mura dell’Atrium inizia una guerra a colpi di carte bollate. Il contratto stipulato nel 2012 per la gestione del locale da ballo finisce davanti a un giudice civile che ancora dopo tanti anni non ha stabilito da che parte stia la ragione.La vicenda ha però anche uno strascico penale, perché i proprietari dell’Atrium quando nel 2016 rientrano in possesso della discoteca sostengono che Salis prima di andare via abbia portato via qualcosa.All’appello mancherebbero una macchinetta trita ghiaccio e dei separè in plessiglass. Così, mentre Salis sostiene di essere stato ingannato per aver ricevuto in gestione un locale non idoneo, i Seghenzi si rivolgono alla polizia e presentano una denuncia per appropriazione indebita. La cosa sembra di poco conto e per anni non se ne sa più niente, ma la giustizia anche se in silenzio è andata avanti e la vicenda è approdata in un’aula di tribunale. Salis, difeso dall’avvocato Gian Marco Mura ha respinto le accuse e lo stesso pm Angelo Beccu ha chiesto per lui l’assoluzione, ritenendo che non ci fossero prove per condannarlo Il giudice Sergio De Luca lo ha condannato invece a un mese di reclusione con la sospensione condizionale della pena e la non menzione nel casellario giudiziario. «Attendiamo le motivazioni – commenta il difensore – poi presenteremo appello».©RIPRODUZIONE RISERVATA

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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