Il Devilla, scuola di dimensione europea

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Il Polo tecnico punta sulla alta formazione tra laboratori hi-tech e l’offerta di indirizzi diversificati per gli studenti
SASSARI. Una scuola già proiettata nel futuro, con una dimensione europea. Il Polo tecnico Devilla mette insieme teoria e pratica, laboratori e tecnologia. Tradizione e futuro. La scuola, frequentata da oltre 800 studenti è un’isola felice. In un quadro di deprimente denatalità scolastica il Polo anche nel 2020 ha visto incrementare le iscrizioni. La spiegazione è semplice e la dà la dirigente Nicoletta Puggioni.«Siamo una scuola moderna – spiega –. Investiamo in tecnologia, informazione e formazione dei docenti. Siamo una scuola centrale che riesce ad aprire nello stesso tempo le porte del mondo del lavoro e quelle dell’università. Al centro mettiamo gli studenti e la loro formazione, teoria e pratica. Ma abbiamo anche tanti spazi per lo sport, un auditorium per spettacoli musicali e teatrali. Siamo una scuola aperta al territorio, alle aziende, alla libera professione. Mettiamo i ragazzi in contatto con il mondo economico, produttivo e culturale, questo è fondamentale. Collaborazioni che danno risultati importanti». Nell’era del lockdown anche l’open day, per far conoscere ai ragazzi la scuola, diventa più complicato e virtuale. La finestra è aperta solo dal 4 al 25 gennaio. «Ma noi abbiamo trovato una formula per far conoscere il nostro istituto. Facciamo videoconferenze con le scuole. Abbiamo un sito internet e un canale youtube dedicato all’orientamento su cui offriamo un tour virtuale e video con approfondimenti sulle materie. Ma c’è anche la possibilità di appuntamenti in presenza con i piccoli gruppi di studenti. Per prenotarli basta visitare il sito del Polo tecnico. Sono convinta che solo se si visitano i laboratori e si vede come si svolgono le attività si può capire davvero cosa offre la scuola». Perché il Polo tecnico con 16 laboratori e cinque indirizzi offre ai ragazzi una scelta di sbocchi professionali difficilmente comparabile. «Il nostro istituto – continua la dirigente – dà una formazione di base con un ampio ventaglio di discipline. Dà una preparazione specifica ai ragazzi che a fine percorso possono scegliere se andare all’università, puntare sul mondo del lavoro dopo il diploma. Siamo la scuola più europea in assoluto. Perché uniamo la pratica e la teoria, la tecnologia e i laboratori. Il Polo tecnico ha due indirizzi: economico e tecnologico, che contemplano 5 aree. Costruzione, ambiente e territorio, Trasporti e logistica, Amministrazione e marketing, Sistemi informativi aziendali, e Turismo. Un ragazzo di 14 anni dopo i primi due anni può decidere quale area scegliere. Gli studenti possono prendere più tempo per capire per quali discipline sono più portati».La dirigente Puggioni spiega anche perché gli studenti del Polo hanno un filo diretto col mondo del lavoro. «Abbiamo investito molto in tecnologia e nel suo uso nella didattica. I nostri studenti utilizzano i software più aggiornati e all’avanguardia per realizzare progetti. E in alcuni casi vengono chiamati anche da studi affermati. Sono in grado di utilizzare programmi di progettazione tridimensionale. Ma questo è solo un esempio di quello che si può imparare nel nostro istituto». E continua. «Anche per questo abbiamo puntato nell’era del covid su un open day diffuso, con appuntamenti in presenza per gruppi. Facciamo capire ai ragazzi come funziona la scuola e spieghiamo loro l’utilità di alcune materie che non conoscono. Per esempio vedono un video e si rendono conto di cosa sia la geopedologia. I ragazzi cosa sanno della geopedologia? O cosa sia la topografia? Noi gli facciamo vedere in modo pratico a cosa servano queste materie e come vadano applicate».La didattica a distanza resta uno scoglio complicato da affrontare. «Per un istituto tecnico è un dramma – aggiunge –. Per quanto facciamo lavorare i ragazzi con software e con le lezioni, l’assenza dei laboratori si fa sentire. Ma la dad non va del tutto scartata. Una piccola parte delle ore di lezione potrebbe avvenire a distanza anche quando questa emergenza sarà passata. Perché i ragazzi hanno acquisito nuove competenze digitali in questo periodo». Un ultimo punto di orgoglio. «Noi curiamo molto l’aspetto linguistico. Facciamo le lezioni tradizionali di inglese, francese e spagnolo, ma abbiamo anche percorsi pomeridiani per certificazioni linguistiche e stage all’estero, esperienze di scuola lavoro, o stage in college e famiglie, che in questi ultimi anni sono stati a carico della scuola. L’anno scorso un gruppo di 15 ragazzi è stato per un mese a Dublino, a spese della scuola». (lroj)

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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