Fiori e solidarietà per le detenute

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Commissarie regionali per le Pari opportunità in visita a Bancali: «Abbiamo trovato calore e dignità»di Nadia Cossu

08 Gennaio 2021

SASSARI. Dodici metri di stoffa per cucire una tenda e coprire le grate della cappella provando così a dimenticare, nel momento intimo della preghiera, di essere rinchiuse dentro un carcere.È una delle poche richieste arrivate alle quattro donne della commissione Pari opportunità della Regione che martedì mattina – per la prima volta dopo otto anni – sono andate in visita nell’istituto penitenziario di Bancali «per mostrare vicinanza alle detenute e a tutto il personale femminile che lavora all’interno». Per l’occasione, alla presenza del garante dei detenuti Antonello Unida, le commissarie hanno donato un omaggio floreale a tutte le donne.È stato un momento particolarmente toccante vissuto «in un periodo in cui l’epidemia sta allontanando le persone l’una dall’altra – hanno spiegato le commissarie del Nord Sardegna Martina Pinna (avvocato), Anna Cherchi (educatrice scolastica), Rossella Mara Tea Tanca (psicologa) e Paoletta Zolo (medico) – privandole della motivazione primaria alla socialità». Per questo hanno voluto dimostrare la loro vicinanza «a chi è costretto ancora di più all’isolamento sociale, sia per misura detentiva che per lavoro. Le donne in carcere rappresentano un numero esiguo rispetto alla popolazione penitenziaria maschile – hanno aggiunto – Eppure chiedono un’attenzione particolare sotto molteplici aspetti: sanitario, psicologico, sociale e lavorativo». Le commissarie hanno portato nella casa circondariale un augurio per le festività natalizie ma anche parole di solidarietà e comprensione. «Abbiamo avuto modo di apprezzare anche il grande lavoro, attento e scrupoloso, delle donne agenti della polizia penitenziaria. Abbiamo trovato un ambiente accogliente, rispettoso della dignità delle donne recluse, alle quali le agenti stanno accanto con affetto, mantenendo il controllo a cui sono preposte, sempre con rispetto e professionalità. Nessuna donna in carcere deve essere lasciata sola nel suo percorso di impegno lavorativo o di riscatto sociale».Per le detenute, la visita delle commissarie del nord Sardegna ha rappresentato sicuramente un segnale di grande attenzione. «Erano emozionate avevano le lacrime agli occhi, qualcuna sta molto male e ci attiveremo per aiutarla».«Ci siamo recate lì – hanno spiegato ancora – perché abbiamo a cuore il problema. È un progetto che ha accomunato tutte noi quattro del nord Sardegna. Fin dall’insediamento a settembre in commissione abbiamo esposto ciascuna, pur non conoscendoci, la volontà di andare in carcere e vedere con i nostri occhi come era la situazione». E così hanno fatto avantieri. «Abbiamo visitato qualche cella. Quel braccio è molto accogliente, tutto in ordine, ben pulito e curato nelle celle, ci sono persino le tendine per coprire la visione delle sbarre. Le detenute sono ordinate e in silenzio quasi religioso, erano contente di vederci. Ci hanno ringraziato tanto e applaudito dopo che ognuna di noi ha fatto il proprio discorso. Sono rimaste felicissime anche le agenti penitenziarie»E proprio dall’agente di turno e dalla responsabile della sezione donne, sollecitate dalle commissarie, è arrivata la richiesta di ciò che servirebbe alle detenute: biancheria intima, pigiami e tute comode. Poi quei dodici metri circa di stoffa «per fare le tende, che cucirebbero loro, da utilizzare per coprire le sbarre nella cappella dove don Gaetano Galia celebra la messa».Desideri che sicuramente non avranno difficoltà a esaudire.

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