Nucleare: Comitato scientifico a supporto No Sardegna

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Annuncio Solinas, atteso anche odg unitario del Consiglio

(ANSA) – CAGLIARI, 07 GEN – Un Comitato che coinvolga le
università, le associazioni e le parti sociali per la redazione
di un documento che illustri in modo chiaro gli elementi
scientifici idonei a supportare l’esclusione netta della
Sardegna come sede del deposito unico nazionale di scorie
nucleari. L’istituzione, ha annunciato questa mattina in
Consiglio regionale il governatore Christian Solinas, “sarà
deliberata oggi dalla Giunta”. La questione dello stoccaggio di
rifiuti radioattivi è infatti il primo punto all’ordine del
giorno della seduta dell’Aula, che si concluderà con
l’approvazione di un ordine del giorno unitario.
   
“Se questo non dovesse essere sufficiente – ha chiarito il
presidente – siamo pronti a coordinare la mobilitazione
democratica di enti locali, del popolo sardo, delle istituzioni
culturali e scientifiche e dei corpi intermedi per manifestare
la nostra contrarietà netta, senza se e senza ma”. Solinas ha
ribadito che “l’Isola ha già pagato il suo tributo allo Stato
con il 60% delle servitù militari concentrate sul territorio,
con quelle industriali senza che ci sia stata alcuna bonifica,
con il contributo durante la Grande guerra, con un disboscamento
dei 4/5 del nostro patrimonio arboreo per la costruzione delle
ferrovie nazionali”. Concessioni, queste ultime, “che hanno
determinato la situazione attuale di rischio idrogeologico, fino
a modificare il sistema economico produttivo”. Rispetto a tutto
questo, semmai, “lo Stato dovrebbe prevedere interventi
economici e piani di rinascita per riallineare la Sardegna agli
standard del resto del Paese e dell’Europa”.
   
Il presidente ha poi ricordato che è del 2011 il referendum
che ha visto il 97% del popolo sardo dire No al nucleare, e che
esiste una legge regionale che dichiara l’Isola territorio
denuclearizzato impedendo persino il transito delle scorie.
   
Infine, sui siti individuati: “14 aree ubicate in aree di alto
pregio paesaggistico, ad alta vocazione agricola e sprovvista di
reticolo viario, significherebbe per anni avere decine di
semirimorchi quotidianamente in transito”. (ANSA).
   

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