L’acqua del Cuga buttata in mare

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Il presidente del consorzio della Nurra: «Spreco assurdo, la Regione aumenti la capienza del bacino» di Giovanni Bua

06 Gennaio 2021

SASSARI. Milioni di metri cubi d’acqua sprecati. In un territorio che più volte ha patito la sete, in un bacino che, solo nel 2017, è finito praticamente a secco, mettendo in ginocchio i produttori agricoli della Nurra. È paradossale la storia del bacino del Cuga, uno “specchio liquido” di 3 chilometri quadrati con un volume che potrebbe arrivare a 30 milioni di metri cubi. Assai facilmente in questo scorcio d’anno dive l’acqua cade senza sembrare fermarsi mai.Ma invece l’oro liquido viene scaricato in mare: «Perchè non c’è modo di trattenerla». Parole del presidente di Consorzio di Bonifica della Nurra, Gavino Zirattu, che attacca: «Abbiamo chiesto ripetutamente alla Regione di eseguire gli interventi strutturali che consentano al bacino del Cuga di sfruttare la maggiore capienza possibile. Dispiace vedere l’acqua che in questi giorni entra copiosamente nell’invaso e subito viene scaricata verso il mare».Il presidente dei Consorzio di Bonifica della Nurra segnala l’opportunità persa di incrementare la capacità del lago tra Uri e Putifigari, gestito da Enas. «Oggi il bacino ha una capacità autorizzata di 21 milioni di metri cubi di acqua – spiega Zirattu – ripristinando il sistema delle paratoie, si sarebbe potuta raggiungere la capacità del passato di 29-30 milioni di metri cubi: una differenza che diventa preziosa nei periodi di siccità che colpiscono sempre più duramente la nostra isola. Nel 2017 il Cuga era quasi completamente prosciugato, con conseguenze drammatiche per le campagne della Nurra». Zirattu, che è anche presidente di Anbi Sardegna, l’associazione che tutela e rappresenta i consorzi di bonifica, chiede che si vengano sfruttate le fonti di finanziamento statali e regionali per progettare e realizzare quegli interventi strutturali che possano permettere in tempi rapidi di ritornare a quote autorizzate nel passato: «È fondamentale incrementare le riserve a carattere pluriennale, in modo da rimanere coperti nei periodi siccitosi. Le piogge eccezionali di queste settimane rimarranno un’opportunità sprecata. Non deve più accadere».Il bacino del Cuga, oltre a essere un punto di riferimento per le campagne della Nurra, assolve inoltre un altro fondamentale compito. Quando il malridotto acquedotto Enas Coghinas II salta in qualche punto, la città di Alghero viene infatti alimentata dal Cuga. Un vantaggio non da poco visto che nel Coghinas II ci sono stati negli ultimi anni svariati interventi, sempre incredibilmente complessi, per riparare rotture più o meno gravi, e varie volte mezza città di Sassari, ma anche Castelsardo, Tergu, Porto Torres e Stintino sono rimaste con i rubinetti a secco, una volta addirittura per 5 giorni.Alghero si è invece sempre salvata per merito del Cuga. Una risorsa sottoutilizzata, che potrebbe custodire 9 milioni di metri cubi d’acqua in più, tesoro inestimabile per le campagne della Nurra e per tutto il territorio. «Le piogge incredibilmente abbondanti stanno creando disagi, facendo danni – chiude Zirattu – ma potrebbero anche lasciare un’eredità buona, essere una vera opportunità. Se la sprecheremo ci troveremo a pentircene amaramente, come già altre volte e successo. E ci chiederemo come sia possibile trovarci di fronte all’ennesima, drammatica, siccità».©RIPRODUZIONE RISERVATA

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