Incendio nell’ex Subaru a fuoco gomme e rottami

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Alcuni senzatetto potrebbero aver acceso gli pneumatici per scaldarsi Tre anni fa un clochard aveva appiccato il rogo proprio per finire in carcere
SASSARI. Difficile che degli pneumatici possano andare in autocombustione, o delle carcasse di auto possano incendiarsi da sole. Più probabile che il freddo di queste giornate abbia spinto qualche senza tetto a una soluzione riscaldamento fai da te. Il risultato lo si vede a un chilometro di distanza: una nuvola di fumo scura e densa che si solleva dalla ex concessionaria della Subaru a Predda Niedda, quasi di fronte alla costruzione di Ombra. Alle 16 ci sono tre mezzi dei vigili del fuoco parcheggiati davanti al mega capannone: tutte le porte di ingresso spalancate, sia quelle della Subaru sia gli spazi espositivi dell’ex Auto Più. Il fumo si è propagato in tutti i locali, e l’odore è così acre e irrespirabile che ci si può avvicinare solo attrezzati di maschera e casco. I vigili del fuoco entrano nel retro del caseggiato bardati e con la bombola d’ossigeno. C’è una catasta di gomme in fiamme, il fumo è nerissimo e non si vede a mezzo metro di distanza. Avviano gli idranti, e per fortuna l’incendio è abbastanza circoscritto. Ma far smaltire tutto il fumo che si è propagato all’interno è un lavoro lungo.Sulle cause del rogo ancora non c’è alcuna certezza, dal momento che i vigili del fuoco non hanno trovato alcun innesco. Però nel capannone ormai abbandonato da molti anni, ci sono chiare tracce di persone che ci hanno abitato e che probabilmente hanno trovato rifugio anche di recente. C’era una branda con un materasso, e immondizia varia. L’ipotesi più plausibile è dunque che qualcuno, senza fissa dimora, in queste notti di gelo abbia provato a ripararsi all’interno dei locali dell’ex Subaru, e che per scaldarsi abbia acceso il materiale che c’era all’interno. Dopodiché sia scappato quando si è reso conto di non essere più in grado di controllare le fiamme, oppure abbia lasciato il fuoco acceso che poi si è propagato in sua assenza.Sempre nel capannone Subaru, tre anni fa, un episodio analogo. Ma quella volta non era stato per nulla difficile individuare il responsabile dell’incendio doloso. Infatti era stato lui stesso a costituirsi e fare mea culpa: «L’ho incendiato volutamente – aveva dichiarato alle forze dell’ordine – perché preferisco andare in carcere. Lì sto meglio, almeno non ho freddo e ho ogni giorno da mangiare». Si trattava di un senzatetto che vive tutt’ora in un rudere nelle vicinanze del caseggiato Ombra e del capannone dell’ex Subaru. (lu.so.)

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