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Il neonato sassarese simbolo di Natale

Lo scatto, pubblicato a maggio dalla Nuova, conquista anche l’Eco di Bergamo
SASSARI. Con la sua contagiosa voglia di vivere, in un momento drammatico per tutti, aveva giù conquistato i lettori della Nuova, che a maggio aveva pubblicato lo scatto realizzato nella sala parto della Ginecologia e Ostetricia dell’Aou di Sassari. E ora quel bambino appena nato che tira la mascherina dell’ostetrica che lo tiene in braccio e che ha appena assistito la sua mamma in sala parto, è diventata la foto simbolo del natale in una delle città più colpite dal Covid, Bergamo. Con il quotidiano locale, L’Eco, che ha pubblicato lo scatto con il piccolo Mattia e l’ostetrica Gianfranca Fiori, nella sua prima pagina del giorno della Vigilia. «È stata una reazione inaspettata – racconta Gianfranca Fiori che nei suoi anni di professione non ricorda un episodio simile – una sorpresa sia per me che per le mie colleghe che hanno voluto subito immortalare quel momento».Una foto che ricorda quella scattata a ottobre a Dubai, dove si è verificato un analogo episodio che ha avuto da subito un forte risalto mediatico. Quello sassarese, invece, avvenuto a maggio, era stato pubblicato sulla Nuova Sardegna. A riprenderla è stato il direttore de L’Eco di Bergamo, Alberto Ceresoli, che l’ha pubblicata sulla prima pagina del giornale. «È sicuramente un motivo di orgoglio per noi – afferma il direttore dell’unità operativa di Ginecologia e Ostetricia dell’Aou di Sassari professor Salvatore Dessole – che siamo il punto nascita di riferimento sul territorio».Così Mattia, che adesso di mesi ne ha sette, si trova a essere una piccola star per la mamma Marinella Campus, 41 anni alla sua prima gravidanza, e per il papà Stefano Colombino. «Siamo contenti di questa scelta del giornale – afferma mamma Marinella – e la sua nascita è stata anche un momento di libertà. Quelli trascorsi in reparto, infatti, sono stati tre lunghi giorni senza mio marito, che vedevo soltanto dalla finestra dell’ospedale. Ho affrontato tutto da sola, con la forza che un figlio può darti. Quando ho rivisto mio marito, ci siamo guardati e siamo scoppiati a piangere». Per le restrizioni del Covid, infatti, in reparto e in sala parto non sono ammessi i papà. «Sentirsi soli in una esperienza come la nascita è un po’ triste, però – precisa Salvatore Dessole – si tratta di misure di protezione della salute, quella delle stesse mamme, dei piccoli e degli operatori». «Stiamo per molte ore bardate di tutto punto – riprende Gianfranca Fiori – è dura ma è anche speciale quello avviene lì. E che sia di buon augurio per una rinascita».

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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Written by ViviSassari

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