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Trovata la tomba della “banditessa”

Nulvi, la scoperta di tre studiosi su donna Lucia Delitala Sarebbe stata uccisa e sepolta a Chiaramontidi Mauro Tedde

19 Dicembre 2020

NULVI. La storia affascinante e a tratti misteriosa della leggendaria banditessa donna Lucia Delitala-Tedde continua, a 265 anni dalla sua morte, ad incuriosire gli studiosi. Un alone di mistero circonda in particolare la sua scomparsa di cui sono state fatte sinora diverse ipotesi. Ma dalle accurate ricerche portate avanti di recente dagli studiosi di Chiaramonti Angelino Tedde, Andreina Cascioni e Giovanni Soro sono emerse alcune importanti verità. Si è appreso così che la nobildonna che, come racconta Vittorio Angius, pare sia morta o meglio sia stata strangolata a Chiaramonti, è stata sepolta nella chiesa del Carmine di Chiaramonti, all’interno della cappella di Sant’Antonio da Padova, il 25 luglio 1755, il giorno dopo la sua morte. Alla confraternita della Santa Croce vennero elargiti per le esequie 10 ducati ovvero 100 reali. Il documento fa parte del regesto, la raccolta cronologica di documenti, fatto dalla studiosa Antonella Panzino. «Dalla difficile lettura del documento – spiega Angelino Tedde – si evince che il curatore testamentario Andres Satta-Tedde, nipote di donna Lucia, si accorda col priore frate Mura, alla presenza dei frati e dei testimoni laici, per istituire una messa perpetua semplice da celebrare tutti i giorni nella cappella di Sant’Antonio da Padova. I frati fin dal giorno dell’entierro iniziarono a celebrare questa messa grazie alla quale godranno dei censi dei cospicui beni della nobildonna a Nulvi, a Perfugas, a Martis e a Chiaramonti».La banditessa o per alcuni studiosi un’accesa patriota, era stata condannata a 5 anni di galera a Cagliari per aver favorito la soluzione finale dei suoi nemici, i riottosi Tedde-Delitala di Chiaramonti, ospitando dalla sera prima i sicari dei Delitala-Tedde di Nulvi, che la mattina dopo all’alba avrebbero teso un agguato ai loro nemici giurati. Questi però, avvertiti con una spiata, riuscirono a dileguarsi nelle campagne. Tranne Matteo Tedde, a cui i nulvesi mozzarono il collo e finirono a coltellate il figlio di soli 8 anni. Donna Lucia venne ritenuta l’artefice e la mandante di questo atroce delitto. Riuscì però grazie alle sue abilità a farsi tramutare la pena in arresti domiciliari a Cagliari. Dopo due anni, pagando 500 ducati e approfittando della morte improvvisa del viceré Castagnole, ottenne però la libertà e già nel 1735 fece rientro a Chiaramonti. A Cagliari, nel 1735, arrivò come viceré il marchese di Rivarolo che distrusse il potere dei Delitala a Nulvi e la nobildonna dovette rifugiarsi a Chiaramonti. Il Rivarolo non riuscì mai più a catturarla.

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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Written by ViviSassari

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