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Molestie all’amica della figlia, a giudizio

Imputato un 50enne, alla vittima all’epoca minorenne: «Se parli ti uccido». Il pm ha chiesto la condanna a un anno e 9 mesidi Nadia Cossu

18 Dicembre 2020

SASSARI. Si era offerto di accompagnarla a casa in auto. Per lei era normale accettare il passaggio, d’altronde quell’uomo era il padre della sua migliore amica. Solo che anziché dirigersi verso l’abitazione della ragazza (all’epoca dei fatti 17enne) era andato all’uscita del paese e aveva fermato la macchina in una piazzola. E qui aveva cominciato a palpeggiarla tentando anche insistentemente di baciarla sulla bocca. Vedendo la giovane molto scossa l’aveva anche minacciata: «Se racconti qualcosa ti uccido».È questa l’accusa mossa dalla Procura a un cinquantenne di un paese dell’hinterland sassarese finito a processo per violenza sessuale. La ragazzina, che conosceva bene il suo (presunto fino a sentenza) molestatore, in un primo momento aveva tenuto per sè l’accaduto. Ma il suo malessere cresceva giorno dopo giorno e per tentare di alleggerire quel fardello aveva deciso di confidarsi con un’amica e di liberarsi di un peso sempre più opprimente. Anche perché la sua famiglia e quella dell’imputato si conoscevano bene e si frequentavano, poi c’era l’amicizia strettissima con la figlia di lui, andavano al mare insieme e spesso ad accompagnarle in spiaggia era proprio il cinquantenne. Il disagio a un certo punto è diventato evidente anche in famiglia e la ragazza ha raccontato tutto ai genitori. È stato allora che lo sfogo si è trasformato in una denuncia approdata sulla scrivania del sostituto procuratore Angelo Beccu che ha subito disposto l’avvio di un’indagine. Il pubblico ministero ieri mattina, al termine della requisitoria davanti al collegio presieduto dal giudice Elena Meloni, ha chiesto la condanna a un anno e nove mesi per l’imputato difeso dall’avvocato Maria Claudia Pinna. La famiglia della ragazza si è invece costituita parte civile con l’avvocato Bastianino Ventura che si è associato alle richieste della Procura concentrandosi in particolare sull’attendibilità della persona offesa che per tre volte ha raccontato la stessa versione dei fatti e sull’alibi (inverosimile) fornito dall’uomo.Il cinquantenne – che non si è sottoposto a esame – ha sempre respinto le accuse sostenendo che nell’ora in cui la diciassettenne aveva raccontato di esser stata molestata lui era a casa con la moglie e con la figlia e sarebbe uscito un attimo soltanto per andare a comprare le sigarette. Versione che però non ha potuto trovare conferma perché la moglie (ora ex) non ha testimoniato mentre la figlia ha solo raccontato di esser stata incaricata dal padre di andare a comprare le sigarette ma di non averlo potuto fare perché impegnata in altro. L’avvocato Maria Claudia Pinna, soffermandosi sull’assenza di riscontri alle accuse, ha chiesto l’assoluzione del suo assistito. La sentenza a gennaio.

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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Written by ViviSassari

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