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Addio a Salvatore Pintus, “padre” della Dialisi

Si è spento a Milano lo storico nefrologo di origini tempiesi. I funerali venerdì a San Giuseppe
SASSARI. Si è pento nei giorni scorsi a Milano Salvatore Pintus, 71 anni, tempiese di nascita, nefrologo, tra i fondatori del settore Dialisi cittadino. Medico stimatissimo, e stato a lungo attivo anche nel sindacato dei medici ospedalieri Anaao-Assomed, di cui è stato segretario aziendale. I funerali saranno venerdì nella chiesa di San Giuseppe a Sassari: alle 10.30 la camera ardente e alle 12 la messa. «Ho conosciuto Salvatore Pintus nel 1968 – ricorda il suo collega e amico, il cardiologo Luigi Giuseppe Sannia – anno della nostra iscrizione al corso di laurea in medicina e chirurgia di Sassari. Dopo la laurea scelse di seguire la scuola del mitico e poliedrico professore Paolo Ruiu, fondatore dell’Istituto e Divisione ospedaliera di Anestesia e Rianimazione di Sassari. In quegli anni fecondi l’ospedale Santissima Annunziata, nella nuova sede di via De Nicola, cambiava volto con la nascita di reparti specialistici; tra questi dalla rianimazione gemmò un reparto autonomo di Dialisi renale e poi Divisione di Nefrologia, Dialisi e trapianto di rene con Gian Battista Sorba di cui Salvatore Pintus era il principale collaboratore, curando in particolare il settore Dialisi, di cui va considerato cofondatore».«Egli – ricorda Sannia – aveva a cuore soprattutto la dialisi per acuti per cui aveva rapporti strettissimi con i colleghi di tutti i reparti ospedalieri, ed a questi pazienti critici si dedicava senza limiti di tempo e di orario. Collega di corso, di lavoro, amico, ma anche un fratello, perché il clima umano in ospedale era di grande cooperazione tra tutto il personale operativo: eravamo consci di far parte di un grande Dipartimento di Emergenza, di svolgere un servizio pubblico indispensabile, perchè di ultima istanza, e, sembrerà banale, questo spirito di unione ci permetteva di affrontare le difficoltà, risolvere i contrasti pur presenti, e risolvere i problemi di cura dei malati che, giorno e notte, si presentavano. Di questo spirito Tore era attivo propugnatore, sia come medico operativo e dirigente, sia come attività nel sindacato Anaao-Assomed, di cui è stato a lungo dirigente aziendale: sindacato vissuto come rappresentante delle garanzie collettive, che i contratti nazionali, di volta in volta riconoscevano. Scrivo queste righe convinto che Tore lasci un vuoto non solo nella sua amata famiglia, ma anche in tanti amici, colleghi e pazienti, e una grande nostalgia nell’amico fraterno. Ciao Tore».

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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Written by ViviSassari

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