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«Mio marito uno stalker? Ha sempre fatto del bene»

In aula la moglie del bidello di Sorso accusato di aver perseguitato una maestra E sui volantini diffamatori: «Non può averli scritti lui». Chiesta perizia calligraficadi Nadia Cossu

13 Dicembre 2020

SASSARI. «Quel linguaggio non appartiene a mio marito e non riconosco il contenuto di quei volantini». Ieri mattina, davanti al giudice Elena Meloni, è stata chiamata a testimoniare la moglie di Agostino Pinna, il bidello di Sorso finito a processo per atti persecutori nei confronti di un’insegnante della scuola in cui lavorava. La donna, citata come teste dall’avvocato Marco Palmieri che difende l’imputato, ha voluto in qualche modo riabilitare in aula la figura del marito «un uomo che ha sempre fatto del bene, che come me ha frequentato la chiesa e che si è dedicato agli altri con il volontariato». Una persona, quindi, che non corrisponderebbe alla descrizione finora emersa.Non è dello stesso avviso la maestra (parte civile con l’avvocato Lidia Marongiu) che aveva deciso di denunciare quell’amico di famiglia (Pinna è anche padrino di uno dei suoi figli) perché lo riteneva responsabile degli atti persecutori che le avevano reso la vita impossibile. In particolare le centinaia di volantini diffamatori che per mesi erano stati sparsi per tutta Sassari e per Sorso e dove comparivano nome e cognome della donna, numero di telefono e la disponibilità a offrire prestazioni sessuali. Oltre a frasi infamanti, epiteti volgari, minacce di morte. I due erano amici, parlavano tanto e l’imputato sapeva anche del periodo di crisi che l’insegnante stava vivendo con il proprio marito. Poi lei aveva conosciuto un altro uomo e lì tutto era cambiato. L’incubo è andato avanti dal 2017 al 2018. «Quando, dopo un periodo di mia grande sofferenza – aveva raccontato lei – seppe che ero decisa a voltare pagina nella mia vita, che non volevo che lui ne facesse parte perché non si era comportato bene e che avevo conosciuto un altro uomo, cambiò atteggiamento». «Non ho mai scritto né diffuso quei volantini. Anzi, sono stato io a raccoglierli un giorno fuori dalla scuola e a buttarli. Né ho mai scritto lettere anonime». Così in una davanti al giudice si è difeso l’imputato qualche settimana fa. Al centro dell’udienza di ieri anche la grafia delle lettere anonime che erano state recapitate ai genitori della vittima di stalking. L’avvocato Palmieri le ha mostrate alla moglie dell’imputato sul banco dei testimoni: «Riconosce questa scrittura come quella di suo marito?», ha domandato il legale. «Non è assolutamente la sua» ha risposto la donna. Il difensore ha chiesto al giudice che venga eseguita una perizia calligrafica su quelle lettere. La Meloni scioglierà la riserva nella prossima udienza fissata per l’8 gennaio. In quell’occasione verranno sentiti altri due testimoni della difesa.Nel processo è parte civile anche il nuovo compagno della maestra con l’avvocato Pietro Piras. A un certo punto, infatti, anche lui era stato preso di mira con insulti anonimi.©RIPRODUZIONE RISERVATA

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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Written by ViviSassari

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