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Sassari sotto choc: muore a 38 anni Elio Satta, poliedrico artista

SASSARI. Elio Satta aveva sempre l’aria di essere finito sul palco per caso, di non sapere nemmeno lui perché fosse davanti al microfono e ci fosse tanta gente, di fronte a fissarlo. Spettinato, con la barbetta un po’ incolta, in bermuda. Ci giocava da dio su questo suo essere sempre un po’ fuori posto. Era il timido catapultato al centro dell’attenzione. E in fondo era la pura verità, perché era un ossimoro vivente: schivo e teatrale, riservato e istrionico, umilissimo e talentuosissimo.Questa sua contraddizione lo faceva amare a prima vista. A volte fingeva di aver perso il testo del racconto, e rimediava leggendo dal telefonino. Era irresistibile, di una simpatia che conquista. Scriveva i suoi testi come se dovesse raccontarli a un amico al bar. Ma il suo era “cazzeggio colto”, ironia dissacrante, genialità irriverente. Al festival dell’Argentiera del 2011 Paolo Fresu avrebbe dovuto accompagnare il suo reading . Ma sono stati cinque minuti senza sottofondo, della tromba nemmeno mezza nota. Fresu l’aveva poggiata in terra, perché si era sganasciato dalle risate.È morto ieri d’infarto, improvvisamente, a 38 anni, lasciando tutti increduli. Non era cardiopatico, non aveva problemi di salute, da poco aveva perso qualche chilo ed era insolitamente slanciato, o quasi. Giocava spesso a calcetto, anche se con scarsissimi risultati, come amava sottolineare lui stesso. Aveva semplicemente accusato un dolore al braccio, non gli passava nemmeno con il Voltaren. È andato dal suo medico, e si è accasciato nella sala d’aspetto. Il medico ha provato a rianimarlo per 40 minuti, ma l’infarto non gli ha dato scampo. Il fatto è che la sfortuna non fa sconti, nonostante con Elio avesse un grosso debito. Aveva perso suo padre Paolo quando era bambino. Una morte improvvisa anche questa, un incidente sul lavoro al petrolchimico di Porto Torres. Poi con la madre si è trasferito a Sassari, e qui ha sempre vissuto.Elio Satta ha fatto tutti i lavori, dal portapizze alla guardia giurata. Anche se lui preferiva definirsi vigilantes, che fa più figo, tipo ispettore Callaghan. E i suoi mestieri sono sempre stati il pane dei suoi racconti, con incursioni autobiografiche dove si prendeva allegramente per il culo.Il palco era la sua medicina contro la timidezza. E lui ha attraversato tutto: musica, cinema, scrittura, prove d’attore, tv. Agli esordi di Telegì, tv sperimentale fatta di giovani, con Fry Apocaloso per strada facevano interviste demenziali nella trasmissione “Preti in mano”. Col gruppo alternativo Lanalosgia cantava ai festival sassaresi, nel 2018 aveva composto la canzone “La marmellata innamorata” per lo Zecchino D’Oro. Ma la notorietà arrivò con Flavio Soriga e il collettivo Scrittori da palco una compagnia di giro che andava nei festival letterari delI’isola a leggere racconti divertenti.SI legge nella pagina fb di “Sulla Terra Leggeri”: “è morto Elio Satta, uno degli esseri umani più geniali, gentili, ironici, spiazzanti, buoni e generosi che si potessero incontrare su questa terra. Crediamo sia impossibile esista una sola persona che, avendolo conosciuto, non abbia voluto bene a Elio”. Una volta, Don Piero, un suo amico prete gli ha chiesto: “Ma tu, l’aldilà, come te lo immagini?” E nella risposta di Elio Satta c’è tutto lui: “Non lo so, io me lo immagino esattamente come il nostro mondo, con le persone che amo, nei luoghi dove sono stato bene, solo senza dolore, senza fatica, senza pensieri brutti… E con il Milan che vince lo scudetto, sempre”.Qui sotto, un bel racconto di Elio Satta dal titolo: Le parole sono importantiSiccome non riesco a smettere di mangiare e ho il metabolismo di Moira Orfei ho deciso di iscrivermi in palestra. La palestra è divertente sinché l’istruttore ti sta dietro e se è particolarmente bravo ti motiva a pompare duro. Io ne ho uno che mi guarda dal riflesso dello specchio mentre mi dimeno a concludere la serie con manubri da ben 3 chilogrammi: – No ma tu strutturalmente mi diventi Raffaello – – Cioè? – – Quello che ha fatto la statua muscolosa a Firenze – – Michelangelo – – Eh quello, nel giro di un mese, un mese e mezzo a pullover e pectoral machine, vedi cosa ti faccio diventare -. Si riferiva al David ma non avevo voglia di discutere con uno che pochi istanti prima, dandomi un consiglio tecnico, aveva iniziato una frase dicendo “clavicolarmente parlando”.Ma l’istruttore ti sta dietro solo i primi giorni, per farti fare gli esercizi correttamente, poi ti molla una scheda con gli esercizi e ti lascia al tuo destino. A quel punto, o ti finisci il mese pagato e non torni più oppure entri nel meccanismo del ce la posso fare che dura altri due mesi e poi non vedendo risultati immediati molli di nuovo. Fare gli esercizi in palestra, è un po’ alienante; il mio trucco è quello di dare un soprannome a tutti i personaggi che la popolano. c’è un quarantenne ossessivo-compulsivo in tuta felpata che chiamo IL SANTO perché alla fine di ogni esercizio si fa tre velocissimi segni della croce. Poi c’è Capitan Sudore, un ragazzo che dopo aver utilizzato qualunque attrezzo, lo impregna per sempre di cipolla. C’è Debolezza, un ragazzo scheletrico alto almeno uno e novanta, che non riesce a sollevare nemmeno l’asciugamano. E poi isolati a far comunella il gruppo dei Bestioni super palestrati, che passano il tempo a contemplarsi i quadricipiti durante le trazioni. Fiuto i loro discorsi da lontano mentre svolgo la mia tabella: una volta uno di loro ha iniziato un’arringa sulle qualità della lama della pattadese che è durata almeno due ore. Cioè come si fa a vantare la pattadese. È un coltello, taglia, taglia molto bene, punto, fine. In mezzo a loro c’era una ragazzetta con i capelli tirati indietro, fisico molto bello, non palestrato, ma tonico, abbronzatura perenne, sorriso di dadi in avorio senza numeri, e quel nonsoché di molto grezzo, che mi attirava parecchio. Mi piaceva il fatto che in mezzo a quelle montagne di aminoacidi ramificati lei facesse rispettare la propria visione del mondo, giocandosi spesso la carta dell’ipse dixit della De Filippi: -Eh ma Maria ha detto che…-. C’erano mille ragioni per le quali una ragazza del genere non avrebbe dovuto interessarmi, però c’era la componente fame che bussava furiosa alla porta dei miei testicoli. Ero comunque ben consapevole del fatto che fosse fidanzata con una delle bestie, e oltre a non aver alcun vantaggio fisico, avrei sicuramente rischiato la vita per niente e per una che ritiene che l’estate è un schifo perché mandano solo le repliche di Uomini e Donne, il gioco non reggeva neanche lontanamente la candela. Oltretutto non mi guardava neanche per disprezzarmi.Nei giorni seguenti, proprio il fatto di doverla evitare mi induceva a guardarla con più insistenza. Lei faceva spinning e un giorno la incrocio ai distributori di bibite nell’altra sala vuota. E non aveva i soldi: – Cazzo ho solo cinque euro in carta! Questa bagassa vuole gli spiccioli – 15 – Non fa niente tanto ne ho tanti, te la offro io – – Guà grazie davvero mi hai salvato, non ne hai idea la sete che ho – – Eh ti ho visto allo spinning, sei tutta trafelata, bevi piano – Un sussulto di lei, mi guarda tra lo spaventato e il curioso: – Cos’hai detto? – – No che l’acqua è fredda dovresti bere piano, ti fa male – Si passa la bottiglietta sulla fronte e sempre in quello stato d’animo turbato dice: – No cos’hai detto che sono? – – Ah, trafelata – faccio io sorridendo. -Non so perché ho usato questa parola, è un po’ da vecchio, significa… – – So cosa significa… – e mi spinge contro il muro e mi bacia a stampo, poi mi prende i capelli e mi infila la lingua in bocca. La sua lingua è morbida e coraggiosa, sicuramente ha mangiato olive e cavolfiori. – Non sentivo quella parola dalle medie – mi dice ansimando, – ne sai altre? – – Boh… – dico io frastornato, – che parole? – – Parole che si usavano a scuola, parole desuete ,- e ora sono io a stupirmi perché lei ha detto desuete. – Non so… gatto? – – Ma gatto non è una parola obsoleta! – e ora mi eccito io e la bacio, pure obsoleto sa dire l’amore mio bello. Lei mi ferma: – No prima mi dici la parola -. Mi concentro al massimo, ricordi scolastici, banchi, banchi, lavagna… poi la trovo. Beccati questo: – GONIOMETRO! – Le si accende una fiamma negli occhi, grida -OH GESU CRISTO!- poi sento un dolore, mi ha infilato le unghie nella carne e mi spinge a sé per baciarmi. Lo fa con cattiveria e lo faccio anche io con forza solo che lei lo fa indossando una maglietta smanicata con un font bianco Impact con la scritta TIGER, io ho la t-shirt XL di Spongebob. Ci stacchiamo ansimando e mi dice: – Ci vediamo domani, preparati – – Ok – le dico. Sono veramente sconvolto. Non finisco gli esercizi che mi mancano e torno a casa. Apro un foglio di word e inizio ad annotare: Pallottoliere, Sussidiario, Regoli, Prussia, Astruso, Peso netto, peso lordo, tara. Mi fermo non ho ancora capito bene cosa sto facendo, ma può avere senso questa cosa? Una ragazza che diventa una ninfomane stratosferica ogni volta che sente una parola vecchia o che le ricorda la scuola? Sono sciocchezze penso mentre ho riempito dieci cartelle di word e ho sottolineato con non so con che criterio frasi intriganti tipo SPRIMACCIARE IL CUSCINO. Palestra. Lei è già alle macchinette. Mi aspetta. Mi avvicino spavaldissimo ondeggiando la testa come Fred Buscaglione : -Ciao, vuoi una bevanda? Ho altri quattrini-. Lei si morde il labbro poi mi salta addosso. Mi trascina in uno dei bagni e lì le recito la salmodia che ho preparato il giorno prima. È un successo planetario. Quella sera in pizzeria mi mandano a consegnare in una via nuova. Prendo l’ascensore, quando si riapre al quarto piano, due mani grosse mi afferrano e mi sollevano di venti cm da terra. È il fidanzato della tipa. Sono morto.La butto sul professionale. -Mi cola la pizza, posso appoggiarla?- mi rimette a terra; che braccia fantastiche: -Senti portapizze, ho parlato con lei so che non è colpa tua, mi ha detto tutto. Però io non posso fare a meno di lei, l’ho amata dalla prima volta che le ho visto fare iperestensioni lombari su panca. Le piaceva la mia conoscenza del body building, pensa che nell’intimità mi chiedeva sempre di urlarle muscolo sternocleidomastoideo-. Insomma alla fine io conosco solo quello e lei mi accusava di essere ripetitivo. Io non sapevo più come stupirla, ho anche comprato un libro di Giorgio Faletti ma niente e poi sei arrivato tu. Insegnami delle parole difficili.- – Cosa? – – Voglio riconquistarla. Insegnami parole difficili – – Non si può fare così, cerca sul dizionario e gliele dici – – Ma per me tutte le parole sono un casino. Ti presto il dizionario grosso di babbo e me le segni con l’evidenziatore -. Nei giorni successivi tutto è tornato com’era prima o quasi. Il Santo, Capitan sudore e Debolezza, son sempre al loro posto, ma tra le Bestie ce n’era una che tra un esercizio e l’altro leggeva un libro e ne discuteva con la fidanzata che aveva riconquistato con un misterioso dizionario sottolineato. Adesso ogni settimana veniva con un testo diverso. Mi ha detto di essersi iscritto a filosofia e stava andando molto bene. Penso che lascerò la palestra, son rimasto uguale a prima anche se potrei chiedere alla bestia qualche consiglio ma non mi va. Riprendo la terza serie da quindici di pulley per lo sviluppo dei dorsali. Si avvicina l’istruttore, mi osserva dallo specchio, fa sì con la testa a braccio conserte, con un compiacimento da marines americano: – Tu… nel giro di un mese… diventi Donatello -.

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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Written by ViviSassari

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