Asinara, parte il progetto Spazzamare

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Il ministero dell’Ambiente finanzia gli interventi di recupero di rifiuti nella Amp
PORTO TORRES. È ripartito in questi giorni il progetto “Spazzamare” per l’ispezione delle acque e il recupero di rifiuti galleggianti nell’Area marina protetta dell’Asinara. Un programma finanziato dal ministero dell’Ambiente con un importo di 75mila euro, che impegna l’Amp in un lavoro di operazioni ordinarie di ispezione e controllo degli specchi acquei di competenza. Si tratta di interventi di recupero di attrezzi da pesca illegali o abbandonati e di attività di raccolta di rifiuti galleggianti, per lo più plastiche, e pulizia del mare. Il progetto ha una durata annuale ed è dotato di una imbarcazione specifica: coinvolge due figure professionali in grado di lavorare a bordo dello spazzamare e di portare avanti le attività previste. Il battello viene inoltre utilizzato in stretta collaborazione con la Capitaneria di porto e il Corpo forestale della Regione per alcuni interventi di rimozione di attrezzi abbandonati o persi nei fondali marini.Le operazioni di recupero dei rifiuti avvengono sia a mare, tramite raccolta manuale con coppo, sia sul litorale ad opera di operatori contrattualizzati nel progetto. Durante le mareggiate invernali i circa 110 chilometri di costa dell’Asinara, in particolare l’interno delle piccole cale, diventano luoghi di deposito naturale dei rifiuti galleggianti che vengono trasportati dalle correnti e provengono da siti molto lontani come le coste spagnole e francesi. Il battello è stato impiegato per la bonifica di queste zone di deposito con l’ausilio di una piccola imbarcazione, usata come mezzo di appoggio per trasferire sul mezzo i rifiuti raccolti a terra, che successivamente vengono trasferiti all’interno di un cassone posizionato a Cala Reale. Nel borgo dell’Asinara si fa una prima cernita per differenziare i rifiuti, in vista del conferimento alle ditte preposte allo smaltimento definitivo. Si prevede, come negli anni passati di recuperare dal mare almeno 5mila chili di plastica, per un volume di oltre 80 metri cubi. L’attività è inserita inoltre all’interno del progetto comunitario Clean Sea Life, con il coinvolgimento anche delle guide del Parco e delle scolaresche. (g.m.)

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