Meloni: «Il Mater Olbia fa la sua parte»

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Il consulente dell’ospedale chiamato in causa dai sindacati: «Non ci sono anestesisti disponibili, è questo il problema» di Paoletta Farina

24 Novembre 2020

SASSARI. «È un’accusa ingiusta, quella dei sindacati: non è che il Mater Olbia non voglia fare la sua parte in questo momento di emergenza, semplicemente per aprire altri posti letto di terapia intensiva e sub intensiva occorrono medici anestesisti che sul mercato del lavoro non si trovano». Franco Meloni, consulente dell’ospedale gallurese convenzionato con la Regione (150 milioni di euro dal 2010 al 2021) non ci sta. Ex direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Policlinico Universitario di Cagliari e dell’Azienda Ospedaliera Brotzu, non si può certo dire che non conosca i meccanismi della sanità, e la sua esperienza nel pubblico l’ha messa ora al servizio del privato al Mater Olbia, nato dalla partnership tra Qatar foundation endowment e Fondazione policlinico universitario “Agostino Gemelli” Irccs di Roma. Perciò quasi si stupisce della richiesta, da parte di dodici sigle sindacali dei medici e della Funzione pubblica, di un maggiore coinvolgimento nella lotta al coronavirus dell’ospedale gallurese. «Le organizzazioni sindacali dovrebbero sapere che mancano figure professionali mediche per aprire nuovi posti di terapie intensive e sub intensive – afferma Meloni –. Senza voler fare polemiche, se i sindacati hanno nomi di anestesisti da dare lo facciano pure. Figurarsi se il Mater Olbia non ha interesse a rispondere alle necessità della collettività, considerata la situazione epidemica. Non ci vogliamo certo tirarci indietro e lo stiamo dimostrando».Meloni enumera infatti i 34 posti letto per malati Covid che, sottolinea, «abbiamo aperto in venti giorni in condizioni di sicurezza». Una «zona rossa» all’interno dell’ospedale con sei postazioni di intensiva e e otto di sub intensiva, specifica il consulente del Mater, che può contare su un totale di undici anestesisti. «E di questi, due sono nuovi assunti che abbiamo reperito grazie al policlinico “Gemelli”, proprio per la difficoltà di trovare questo tipo di specialisti che, come ho detto, non sono in numero sufficiente. Anche la Regione ne è a conoscenza». I sindacati però dicono che una struttura con 200 posti letto potrebbe fare di più. «Duecento è un numero ancora virtuale, che speriamo comunque al più presto di raggiungere nella realtà – spiega Meloni –. Prima della pandemia avevamo 131 posti letto attivi, oggi sono 110 non covid e 34, appunto, destinati all’emergenza, cioè il 26 per cento. Significa anche che garantiamo le altre cure». E chiude: «Questo è un momento in cui sarebbe necessario che tutti collaborassero e il Mater lo sta facendo».

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