“Ho visto la morte da vicino”, il racconto dell’inferno coronavirus da Sassari VIDEO

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Stanza 4, terzo piano del reparto Malattie infettive dell’Azienda ospedaliera-universitaria di Sassari. C’è una lettera scritta a mano sul letto ancora disfatto: “Un enorme e riconoscente grazie. Non immaginavo che in questo calvario avrei incontrato tanti angeli così, che con la loro professionalità si prodigano per salvarci la vita e con il loro affetto ci prendono in braccio quasi ad alleviare le nostre sofferenze”.

Due fogli a quadretti, in stampatello, in basso la firma di Franca Salaris, 64 anni, sassarese, bancaria in pensione che ha vinto la sua battaglia con il Covid. Dopo quasi un mese di ricovero, con l’ossigeno, e la paura di non farcela. Ventiquattro giorni durante i quali la stanza numero 4 è diventata la sua prigione. “Pregavo di continuo, ho invocato tutti i Santi. Temevo di morire, di non poter più riabbracciare i miei figli, mio marito”, racconta col respiro ancora affannato. “La morte era vicino a me, sono una miracolata”.

Lo ripete di continuo, mentre ripercorre la sua storia iniziata a metà ottobre, con i primi sintomi e il verdetto arrivato con la tac: polmonite bilaterale da Covid. Discesa e risalita dagli inferi, con quei due fogli a quadretti fitti che raccontano una parte della sua storia. “Devo dire un grazie enorme a tutto il personale, medici, infermieri oss, addetti alle pulizie, per ciò che hanno fatto per me e per tutti coloro che erano ricoverati. Hanno avuto un’umanità che non è prevista dal contratto e aiuta tanto. Dà la forza di lottare. È anche grazie a ognuno di loro se ce l’ho fatta. Anzi, se ce l’abbiamo fatta”. Gratitudine che ha voluto mettere nero su bianco, nei due fogli lasciati sul letto della stanza numero 4, al terzo piano degli Infettivi, il giorno delle dimissioni.

La lettera di ringraziamento (foto Marci)
La lettera di ringraziamento (foto Marci)

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