«Covid, il Mater deve dare di più»

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Dura denuncia di dodici sigle sindacali di medici e Funzione pubblica: «La Regione intervenga»
SASSARI. «L’emergenza Covid vede ancora il Nord Sardegna in grave difficoltà, eppure nell’ambito della sanità privata convenzionata, che deve collaborare, c’è chi fa la comparsa: come il Mater Olbia, che pur avendo 200 posti letto ne ha messo a disposizione solo 36 , non ancora tutti attivi e di cui solo 6 di terapia intensiva». È un duro attacco alle incongruenze del sistema dell’assistenza, in questo momento drammatico in cui non c’è posto per i ricoveri dei contagiati dal virus, quello che arriva dai sindacati dei medici e della Funzione pubblica. E che lanciano un invito alla Regione: «Il governatore Christian Solinas e l’assessore alla Sanità Mario Nieddu chiedano al Mater ciò che deve ai sardi».Sono dodici le firme che i sindacati hanno messo in un documento: FP Cgil e Fp Medici e dirigenti Servizio sanitario nazionale (con i segretari Paolo Dettori e Myriam Pastorino; Anaao Assomed (Giovanni Garrucciu), Fassid (Davide Piredda); Fesmed ( Rita Nonnis); Uil Medici (Franco Piredda) e Uil Fpl (Augusto Ogana) Cisl Fp (Antonio Monni; Cisl medici (Luigi Cugia) Arooi Emac (Giovanni Pala); Anpo Ascot (Marianna Pes) e Smi ( Filippo Porcu). Tutti concordi nel denunciare che l’insufficienza di posti letto resta il nodo da sciogliere per poter gestire la nuova ondata del coronavirus.«Con colpevole ritardo il 5 novembre la giunta regionale ha deliberato un aggiornamento dei posti letto Covid-19, comprensivi delle terapie intensive, che porterebbe l’offerta a 1006 in tutta la Regione – dicono i sindacati –. Un numero che comprende 454 posti letto attivi o di imminente attivazione e 552 di attivazione progressiva. Ma nel frattempo la drammatica penuria di posti letto resta».In questo panorama si inserisce il ruolo determinante, secondo i sindacati, delle strutture private convenzionate che in quanto tali devono offrire un servizio pubblico perché dalla Regione sono remunerate: «Se Il Policlinico sassarese ha messo a disposizione 40 posti letto Covid su 70, riconvertendosi ad ospedale Covid, il Mater Olbia ha numeri ben più ridotti». Un “protagonista mancato” lo definiscono le organizzazioni sindacali, della lotta alla pandemia. «A fronte di una capacità logistica spropositata in tempi pre Covid, il Mater Olbia potrebbe contribuire maggiormente a dare respiro alle strutture del Nord e Centro Sardegna offrendo un maggior numero di posti di terapia intensiva e invece offre le briciole durante l’emergenza: si tratta di un grandissimo ospedale che ha richiesto l’impegno di enormi risorse economiche ai sardi e che con medici, infermieri e logistica potrebbe dare risposte più consistenti».«Ma c’è un altro “attore” – affermano i sindacati dei medici e della Funzione pubblica – che dovrebbe avere maggiore rilievo: cioè il servizio di medicina territoriale, unico forse in grado di fermare o rallentare l’afflusso verso i Pronto soccors . Oltre al promesso incremento delle Usca sarebbe vitale ottenere una sinergia efficace tra i servizi deputati alla sorveglianza sanitaria, la medicina di continuità assistenziale (medici di guardia medica) e medicina generale convenzionata (medici di base) le cui azioni andrebbero meglio coordinate e rese finalmente capaci di prestare tempestivamente le cure domiciliari necessarie. Le sole Usca non possono sostituire i medici di base che si stanno spendendo spesso oltre il dovuto, senza le dovute tutele, e che senza un’efficace regia di coordinamento con i Pronto soccorso e gli ospedali rischiano di dare risposte non efficaci, con rischi per la salute della popolazione e per sicurezza stessa dei professionisti». (p.f.)

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