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Colpì e rapinò l’amica, condannato

Quattro anni e mezzo a un 32enne. Botte per rubarle il pc, poi la minaccia: se parli ti incendio la casadi Nadia Cossu

20 Novembre 2020

SASSARI. Un’aggressione particolarmente violenta contro una donna alla quale, dopo aver sfondato il portone di casa, aveva rubato il computer che aveva poi utilizzato per colpirla in testa prima di scappare. E come se non bastasse, dopo venti giorni era tornato da lei e l’aveva minacciata: «Se racconti quello che è successo ti incendio la casa».È stato condannato dal collegio presieduto da Salvatore Marinaro (a latere Grotteria e Nuvoli) a quattro anni e mezzo di carcere Alessandro Udassi, 32enne sassarese accusato di rapina aggravata e lesioni aggravate. Il pubblico ministero Maria Paola Asara aveva chiesto otto anni di reclusione.Il primo episodio risale allo scorso 10 gennaio. L’uomo, così come era stato ricostruito dagli investigatori della squadra mobile che lo avevano arrestato, aveva sfondato la porta di casa della donna (che era persino una sua amica) e aveva rubato il computer portatile, lo stesso pc che poi ha anche usato per colpirla. Dopo alcuni giorni era tornato a casa della vittima per minacciarla di morte nel caso lo avesse denunciato alle forze dell’ordine. In quella occasione, per essere più convincente e per completare l’opera e terrorizzare per bene la donna, l’aveva colpita con una testata e trascinata fuori dall’abitazione lasciando intendere di volerla portare via. All’arrivo della polizia – che era stata avvertita da un conoscente della donna – l’uomo era riuscito a scappare e a far perdere le proprie tracce. Gli investigatori della squadra mobile della questura di Sassari, a conclusione delle indagini – e nonostante la paura della vittima che in stato di choc ha avuto difficoltà a fornire elementi utili per lo sviluppo dell’attività investigativa – gli agenti sono riusciti a identificare l’autore della violenta aggressione: Alessandro Udassi, con diversi precedenti di polizia alle spalle. L’intensa attività della polizia aveva permesso di mettere insieme tutti i tasselli della vicenda e di raccogliere elementi di prova importanti. E contestualmente il giudice delle indagini preliminari, dopo avere valutato la pericolosità del 32enne e nel timore che potesse allontanarsi dalla città, aveva emesso una ordinanza di custodia cautelare in carcere. L’operazione degli investigatori della squadra mobile – nonostante la complessità e le difficoltà incontrate (anche per via dei pochi elementi a disposizione) – era stata rapidissima e aveva prima permesso di individuare e denunciare l’autore della violenta aggressione e poi di arrestarlo e farlo finire in carcere.La donna nel processo si è costituita parte civile, in aula sono stati sentiti diversi testimoni che hanno confermato la sua tesi. Mentre l’imputato si è difeso attraverso il suo avvocato Costanza Uras sostenendo che si fosse trattato di uno scambio di persona. Non poteva essere lui l’aggressore perché quel giorno si trovava nella facoltà di Giurisprudenza a seguire una lezione di Procedura penale. Tesi alla quale non hanno evidentemente creduto i giudici. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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Written by ViviSassari

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