Giovani, ricerca e futuro nelle idee dei candidati

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Ieri pomeriggio un confronto organizzato dalla Fondazione “Antonio Segni” Deidda, Demuro, Furesi, Innocenzi e Mariotti al rush finale: il 23 si votadi Roberto Sanna

18 Novembre 2020

SASSARI. Un altro confronto aperto a una settimana dal voto. Se fossero dei ciclisti, i cinque candidati alla carica di rettore dell’Università di Sassari avrebbero imboccato l’ultimo chilometro di gara, visto che la prima votazione si svolgerà proprio lunedì prossimo 23 novembre (secondo turno il 25, eventuali ballottaggi il 27 e il 30 novembre). Per la prima volta, a causa dell’epidemia, il voto sarà on line, seguendo una votazione certificata per garantire la massima sicurezza e la segretezza.Per i candidati questa ultima settimana di campagna elettorale è poi l’ultimo chilometro di una gara lunghissima, visto che il traguardo, al quale hanno cominciato a prepararsi molto tempo fa, è stato spostato in avanti a causa della pandemia: sei anni fa il voto fu a fine giugno, stavolta, col lockdown, il rettore uscente Massimo Carpinelli ha deciso di posticipare la data di sei mesi, ad anno accademico già cominciato. Decisione presa tra mille polemiche, con i direttori dei Dipartimenti che avevano auspicato di non andare oltre la metà di ottobre.Ieri pomeriggio nell’aula magna dell’Ateneo, senza pubblico e ampiamente distanziati, Luca Deidda, Gian Paolo Demuro, Roberto Furesi, Plinio Innocenzi e Gavino Mariotti si sono confrontati in un incontro organizzato dalla Fondazione “Antonio Segni” di Sassari, in collaborazione con l’Ateneo. L’evento è stato trasmesso in diretta streaming sul sito dell’Università (dove è disponibile), ed è stato coordinato da Daniela Scano, caporedattrice della Nuova Sardegna. Dopo i saluti di Antonio Saba e di Antonello Mattone, in rappresentanza della Fondazione presieduta da Mario Segni, Daniela Scano ha posto ai cinque candidati una serie di domande legate alle prospettive di sviluppo dell’ateneo turritano, affrontando in particolare l’offerta didattica all’interno del contesto regionale, le prospettive e gli indirizzi della ricerca, il reclutamento dei giovani ricercatori, la capacità dell’ateneo di intercettare i finanziamenti. In particolare, dopo aver illustrato il loro programma, i candidati hanno risposto a domande su come rendere appetibile l’Ateneo sassarese agli studenti e migliorare la didattica, come migliorare l’impatto e il peso della ricerca nei prossimi sei anni, sul rapporto con la componente tecnico-amministrativa, su quale messaggio lanciare ai giovani che si affacciano all’Università e al mondo del lavoro in questo momento particolare e infine quale sarà, se saranno eletti, la prima disposizione che daranno al loro Senato accademico.Confronto serrato e a tratti intenso, che in certi momenti ha mostrato una visione comune del futuro dell’Università che, si è capito, ha bisogno di interventi su due fronti: da una parte la capacità di aprirsi al mondo e mettersi alla pari con altri atenei per quanto riguarda soprattutto la ricerca; dall’altra la necessità di una “normalizzazione” dei rapporti interni attraverso il miglioramento del dialogo, della trasparenza e della comunicazione. Un capitolo speciale hanno avuto i giovani: tutti hanno convenuto, con diverse visioni e anche diversi metodi di intervento, che l’Università non deve esaurire il suo compito consegnando una laurea ma deve fare qualcosa di più, creare le condizioni perché gli studenti possano entrare nel mercato del lavoro e giocarsi le carte accumulate durante i corsi frequentati a Sassari.

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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