Blitz della Procura in ospedale

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I medici lanciano l’sos e scrivono ai magistrati: «Condizioni insostenibili, così siamo tutti a rischio»di Luigi Soriga

08 Novembre 2020

SASSARI. Chiamarla seconda ondata, a questo punto è riduttivo. Sulla sanità, e in particolare sul pronto soccorso, il Covid si sta abbattendo come uno tzunami. Basta dare un’occhiata al serpentone di ambulanze in attesa di scaricare il paziente: otto ferme, ostaggio di un ingranaggio che ormai si è inceppato, quattro o sei ore di stallo per ciascuna. Il personale del Pronto soccorso sta lottando con tutte le forze, ma la battaglia è impari. 47 utenti da gestire, 32 accessi Covid in attesa di ricovero, molti dei quali con necessità di cure subintensive e supporto respiratorio, ma tutti i posti letto pieni e i reparti completamente saturi. L’unica soluzione è assistere i positivi sintomatici all’interno dei mezzi di soccorso, senza nemmeno farli scendere. E utilizzare le stesse bombole di ossigeno delle ambulanze, anche perché in ospedale non ci sono più erogatori disponibili. La situazione insomma è esplosiva, e i medici sono assolutamente consapevoli di non poter reggere ancora a lungo. Per questo lo staff del Pronto soccorso ha deciso di mettere al corrente la Procura dello scenario drammatico che si sta profilando al Santissima Annunziata. Hanno firmato una lettera con nome e cognome, l’hanno inviata all’Aou come una sorta di sos, chiedendo di mettere in campo nuovo personale medico, infermieristico e oss. E ancora più tecnologia per affrontare l’emergenza, e quindi ecografi, elettrocardiografi ed emogasanalizzatori in primis.Infine il personale del Pronto soccorso, l’unico rodato ai ritmi insostenibili dell’emergenza, non può essere dirottato per aprire nuovi reparti. La prima linea è diventato il primo accesso al Santissima Annunziata, ormai martellato dagli ingressi Covid. L’area rovente e più critica è senza dubbio questa. Ieri mattina il pubblico ministero Paolo Piras ha voluto controllare di persona il cortocircuito in atto. Assieme ai carabinieri del Nas ha verificato come l’argine sanitario stia pian piano cedendo, e anche i livelli minimi di assistenza rischiano di non essere più erogati. Anche la Prefetta Maria Luisa d’Alessandro, che ha presieduto il Comitato per l’Ordine pubblico, ha fatto un sopralluogo all’ospedale.I medici sono preoccupati per la propria sicurezza e incolumità e lo denunciano a chiare righe: «Gli operatori impegnati nell’assistenza dei pazienti sono ormai sottoposti a una condizione di elevato rischio medico legale e biologico, malgrado l’utilizzo dei Dpi avanzati. La mancanza di posti determina l’assembramento dei pazienti con conseguente rischio esponenziale della diffusione dell’infezione agli altri utenti e agli operatori. I medici che operano nell’area sporca, sono esposti per un numero di ore eccessivo, (da 6-7 ore sino ad un massimo di oltre le 12 ore) ad un ambiente con un elevato rischio infettivo». La conversione di reparti tradizionali in covid ha poi notevolmente sguarnito la macchina dell’assistenza: «I pazienti “puliti” gestiti dal Pronto soccorso ormai non hanno più la possibilità di accedere rapidamente nei reparti di competenza o di destinazione, con ulteriore aumento del rischio evolutivo della patologia ormai diagnosticata e stabilizzata, con conseguente aumento del rischio medico legale correlato allo stazionamento improprio e contro la volontà del medico di Pronto Soccorso».È stata aperta una sezione distaccata del PS al primo piano negli ambienti della cardiologia riabilitativa. Sono stati aggiunti 15 letti (al primo piano dell’ala nord del Santissima Annunziata) che sono stati dati in carico al Pronto soccorso. «Tale aumento di posti letto, occupati peraltro da pazienti instabili, in O2-terapia, evolutivi, di cui la maggior parte già con diagnosi definita di polmonite interstiziale Sars Cov-2 correlata, in attesa del trasferimento presso il reparto di destinazione, vengono gestiti con estrema difficoltà dal personale del pronto soccorso, sempre invariato come unità». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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